Beviamo qualcosa in compagnia di Massimo Fagnoni


Massimo Fagnogni, bolognese, è uno scrittore sincero e diretto, che ama trasporre in lettere quello che quotidianamente vive pattugliando le strade della città. L’abbiamo invitato, dopo aver letto e recensito il suo lavoro “Belva di città”, per saperne di più sulla sua passione.

Noir Italiano: Ciao Massimo e benvenuto. T’invito a bere una birra, scegli tu quale..

Massimo Fagnoni: Fra birra e vino preferisco il vino, Montuni o Pignoletto, se devo bere una birra va bene una Bek’s o una Adelscott birre della mia giovinezza.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

MF: Senza la bocca impastata, senza le notti in bianco, non ci sarebbero romanzi neri… citando Derek Raymond, considerato il lord del poliziesco. Noi diciamo noir perché suona meglio, alla fine la lingua francese si sposa bene con il delitto, i miei colleghi agenti della Municipale bolognese, mi prendono in giro quando mi definiscono uno scrittore noir. Noir è la vita stessa vista da una certa angolazione, se fai un mestiere come il mio, per strada, la durezza, la desolazione di certe storie ti viene incontro, e lì dentro trovo il noir che poi traspongo nelle mie storie. E non credo sia necessariamente un romanzo di denuncia sociale, non è quello che ricerco, ma è l’essenza stessa della nostra quotidianità, c’è chi non ci sbatte mai il muso contro e chi ogni giorno deve fare i conti con il lato nero dell’esistenza, io lo vivo per lavoro e lo invento nei romanzi, è una condizione esistenziale, è la parte oscura delle nostre città, è ovunque, basta guardarsi intorno.

NI: Io ho conosciuto il lato oscuro di Bologna tramite i romanzi di Macchiavelli. Cosa rende questa città un luogo noir?

MF: Questa è facile, i portici, hai mai provato a passeggiare per Bologna di notte, prova a percorrere i portico che da Porta Saragozza ti accompagna fino allo stadio, tre chilometri, credo, di ombre, di anfratti, di crepe nei muri e di sospiri, per chi la conosce come me, i portici fanno compagni, per uno che viene da fuori possono fare paura, a è soprattutto atmosfera. Poi Bologna è città violenta, devo citarti la Uno bianca? Le stragi, il 77, Bologna è città dura e molto meno paciosa di come sembra.

NI: Cosa fai quando sei a caccia di nuove idee?

MF: Scrivo da sette anni, all’inizio, non mi prendevo sul serio, quindi cercavo di distrarmi, poi mi sono accorto che inventare storie è una delle più belle esperienze della mente. Cosa faccio? Mi guardo intorno, accendo la televisione, guardo i telegiornali, vado a vedere dove fa male la cronaca, cosa interessa la gente, cosa affascina me e sono quasi sempre i mostri, quelli che abbiamo tutti dentro di noi.

NI: La tua musica per scrivere?

MF: Musica facile, Cold Play, Cranberries, Ligabue, Fossati, Air, poi i Calexico e the black heart procession ( meno sconosciuti) e potrei andare di lungo per una pagina

NI: Cosa vorresti trasmettere con i tuoi romanzi?

MF: La voglia di evadere dal quotidiano, la necessità di non dare mai nulla per scontato, e poi il mio modo di vedere le cose della vita, oltre i giudizi, le prese di posizione, io racconto storie, cerco sempre di non diventare giudice, ma solo testimone dei miei racconti e a volte travolto io stesso dall’evolversi della vicenda, cerco di fare divertire il lettore, donandogli qualche ora di puro intrattenimento, senza pretese filosofiche.

NI: Un consiglio che daresti a un autore che volesse cimentarsi con il noir?

MF: Scava dentro e lì trovarei il nero, è dentro ognuno di noi, utilizzalo bene inventati mondi credibili, sfrutta la cronaca è piena di storie noir, ma trasformala, perché la cronaca è solo sangue e disperazione, nel noir devi anche inventare la speranza, o almeno fare credere al lettore che si può sperare in un lieto fine, ma non darlo mia per scontato, e poi scrivere, scrivere. Scrivere, fino a imparare a scrivere, un processo di formazione permanente.

NI: Scrivi seguendo una scaletta composta in precedenza o ti lasci guidare dalla scrittura?

MF: creo sempre uno scheletro, poi a volte lo seguo in parte, a volte lo abbandono, ma devo averlo da qualche parte, per non perdere i pezzi, nonostante ciò perdo tanto, non sono uno scrittore metodico, il mio unico metodo è scrivere tutti i giorni.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

MF: Una citazione dal mio ultimo romanzo:

Greco è stanco, l’amore è il migliore antidoto contro la morte ma lui non è sicuro di niente stasera. Si volta un momento verso la città eterna. Spera che stanotte il giovane messicano lo lasci in pace con la sua triste melodia soffiata dentro un’armonica di saliva e sabbia. Grazie a te

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