Il noir si trasferisce in Romagna


Tra i vari concorsi noir e giallo del panorama editoriale italiano, abbiamo invitato “Giallo di Romagna” a parlare della manifestazione. Perchè l’abbiamo fatto? Perchè ci sembrava una bella idea quella di voler svelare un volto della Romagna che non sia solo piadina, discoteche e turiste tedesche bruciate dal sole. Tra l’altro nell’edizione dell’anno scorso del concorso si è messo in mostra il nostro amico Marco Ischia, con un racconto che ha saputo eguagliare lo stile di Scerbanenco.

Noir Italiano: Ciao Alessandro (organizzatore dell’evento). Io prendo una birra chiara, stile tedesco. Tu?

Giallo di Romagna: Un bicchiere di Albana, anche questo vino è un “giallo di Romagna”!

NI: Come nasce l’idea di una rassegna letteraria in Romagna?

GDR: Sono stati diversi gli input che hanno dato vita a Giallo di Romagna. Innanzi tutto la promozione del territorio romagnolo, quello di cui fa parte Bagnara di Romagna, il Comune ospite.

Sai quando si parla di Romagna si pensa subito alla Riviera, alle notti rosa..piadina e tintarella insomma. Ma la Romagna offre molto altro, soprattutto in termini culturali.

Nello specifico, Bagnara, ha una rocca sforzesca del Tredicesimo secolo, al cui interno vi è un museo archeologico che raccoglie reperti dell’età del ferro, di epoca romana e medievale. Bagnara ha poi un legame con il compositore Pietro Mascagni, una storia d’amore e di passioni con la bagnarese Anna Lolli, che alla morte del musicista ha donato importanti cimeli al Museo diocesano. E infine come non citare la caserma dei carabinieri di Bagnara, tristemente nota per una vicenda oscura su cui si è scritto molto e su cui si sono fatte tantissime supposizioni.

Insomma come vedi, Bagnara di Romagna è un Comune che non arriva a  duemilacinquecento abitanti ma che ha molto da raccontare, e sono tutte storie lontane da quegli stereotipi di marketing turistico che rappresentano la Romagna con belle donne in costume a pois in riva al mare (che comunque non mancano).

Però vorrei precisare una cosa. Giallo di Romagna non è propriamente una rassegna letteraria, di quelle ce ne sono già tante e anzi lungi dagli organizzatori tutti clonare eventi esistenti, soprattutto se l’offerta è a pochi chilometri. Come rassegna letteraria la Romagna ha già Giallo Luna Nero Notte, Giallo di Romagna è invece principalmente un concorso letterario, un tramite per chiedere, a chi la vive, a chi l’ha vissuta e a chi la percepisce, di raccontare la Romagna.

NI: Cosa troveranno gli appassionati che visiteranno Giallo di Romagna?

GDR: Quest’anno l’edizione è stata dedicata a Diabolik. Fino al 27 maggio è allestita una mostra dedicata al re del Terrore, con pannelli che riassumono i primi 50 anni di Diabolik, tavole originali dei disegnatori che si alternano e si sono alternati in Astorina, video-documenti e alcune rarità provenienti dalla collezione privata di Valerio Giunchedi, il più grande collezionista diaboliko che abbiamo in Romagna.

Il 27 la manifestazione si conclude con un autoraduno diaboliko, le Jaguar E-type e le Citroën ID saranno le protagoniste assolute della giornata.

Ma a mio avviso, più interessante, sarà quello che viene dopo, quello che viene dal pubblico di Giallo di Romagna.

Come ti accennavo la spina dorsale dell’evento è il concorso letterario, e quest’anno abbiamo “sfidato” i partecipanti a scrivere un racconto ambientato a Bagnara e con Diabolik protagonista. Un racconto che sia ispirato (ma non un plagio) agli albi di Diabolik, che ne seguono la stessa linea guida.

Grazie ad Astorina che ci ha fornito il materiale, possiamo offrire ai partecipanti il format della scaletta originale, la linea guida che traccia tutte le storie di Diabolik – un’immagine è reperibile anche nella pagina facebook di Giallo di Romagna.

NI: Noir italiano o straniero?

GDR: Al giorno d’oggi il panorama noir è ampio anche grazie ai nostri autori. Indubbiamente il vantaggio di leggere le emozioni nella stessa lingua in cui sono state scritte, senza essere filtrate e falsate dalla traduzione, non è cosa da poco per un noir. Una nota del tutto personale – e che si ritrova nello spirito di Giallo di Romagna. Ritengo che l’ambientazione di un giallo o un noir nei luoghi che abbiamo visto/vissuto sia molto più suggestiva. Ad esempio le storie di Marco Vichi, secondo me hanno un’emozione in più proprio grazie alla minuzia con cui sono descritti i luoghi. E chi lo ha letto e vive o ha vissuto Firenze, ha capito cosa intendo.

Quindi se sono proprio obbligato a scegliere se italiano o straniero, be’ non posso che rispondere noir italiano!

NI: Cosa rende la Romagna un luogo noir?

GDR: Credo sia esclusivamente una questione di suggestione. Ogni luogo può avere la sua venatura noir. Ad esempio immagina un contadino di mezza età nell’aia assolata e deserta di un casolare romagnolo. La camicia a quadri, un po’ logora e sporca, ha delle chiazze rossastre. Ha appena vendemmiato e ti offrirà un assaggio d’uva, o ama segregare e torturare nello scantinato chiunque si fermi a chiedere informazioni?

In fondo sono delle storie, storie che raccontano un territorio grazie alle emozioni che sanno generare, e noi abbiamo scelto di raccogliere quelle a tinte fosche.

NI: Quali sono le difficoltà che hai incontrato nell’organizzare una manifestazione del genere?

GDR: Sarà una risposta scontata, ma le difficoltà maggiori sono quelle economiche. Quando si organizzano eventi culturali ci sono un sacco di intoppi, di gabelle, di tasse e ostruzioni di cui ti chiedi il perchè. E’ il più grande controsenso ricevere inviti a realizzare eventi a sostegno della cultura e dover faticare per pagare una tassa per 2 minuti di colonna musicale.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

GDR: A parte la risposta sopra? Sarcasmo a parte, quella che vorrei regalarvi è una frase di un noir fresco di un’autrice che mi auguro continui a scrivere romanzi di genere: Samantha Momentè. Questa frase è estratta dal suo “Io vi odio tutti quanti” edito da Voras di Alfonsine (piccola promozione romagnola), è il dialogo tra una madre – ormai anziana – e il feto di un figlio prematuro, nato morto. La propongo perchè è la giusta conclusione a questa intervista dove abbiamo parlato della suggestione noir dei luoghi e della gente che vi vive.

“Che ne sa la gente di tuo padre che prende quella vaschetta e fa scivolare il suo bambino in un barattolo e lo riempie di alcool e preghiere; che ne sa delle notti che abbiamo passato a guardarti, a cercare di intuire un naso, una bocca, delle mani? Eh, bambino mio, la gente è cattiva”.

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