Il noir italiano secondo Massimo Carloni


Noir Italiano ha invitato un esperto per chiacchierare sullo stato di salute del romanzo poliziesco italiano. Si tratta di Massimo Carloni, studioso del giallo contemporanei e autore di saggi e romanzi noir. Chi meglio di lui può raccontarci cosa significa davvero il “noir italiano”?

Noir Italiano: Ciao Massimo, benvenuto a Noir Italiano. Io prendo un caffè, tu?

Massimo Carloni: Nerissimo, grazie (!).

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

MC: Una narrazione in cui il/la protagonista (un uomo o una donna come tutti noi, non necessariamente un eroe a tutto tondo, magari appartenente alle forze dell’ordine) lotta per la sua vita contro un avversario che il lettore può conoscere sin dalle prime pagine; può accadere – e secondo me è meglio – che il/la protagonista muoia o che la sua sorte provochi parecchia ansia nel lettore.

NI: Cosa s’intende quando si parla di romanzo poliziesco italiano?

MC: Una narrazione in cui c’è una ricerca razionale, da parte di solito di un/una protagonista appartenente alle forze dell’ordine, del responsabile di uno o più delitti; la scoperta del colpevole è doverosa, la sua punizione non sempre, la promessa del ritorno dell’eroe/eroina in una nuova avventura auspicabile.

NI: Quali sono le peculiarità del noir italiano?

MC: Le stesse del “giallo” in senso stretto: la capacità di raccontare la nostra storia contemporanea (ma talvolta anche quella del passato, lontano o recente che sia) attraverso un’ottica regionalistica: benché infatti le differenze socio-economiche e culturali all’interno dell’Italia si vadano attenuando per un normalissimo processo di omologazione, tuttavia l’ambientazione di un “noir” non è ancora intercambiabile: ogni città e regione italiana hanno delle peculiarità che finiscono per marchiarne a fuoco la storia e la società.

NI: Quali sono stati gli autori più importanti per lo sviluppo del noir in Italia?

MC: Direi sicuramente lo Scerbanenco del ciclo di Duca Lamberti che ha fuso la tradizionale indagine poliziesca con robuste iniezioni di “noir”; poi, avvicinandoci nel tempo, il Lucarelli dell’ispettore Grazia Negro e il Carlotto dell’Alligatore: ma in genere c’è stato un progressivo slittamento, a partire dagli anni Ottanta, dal “giallo” al “noir” della nostra narrativa d’indagine e quindi molti autori hanno frequentato entrambe le sponde del stesso fiume (di sangue).

NI:Qual’è lo “stato di salute” attuale del romanzo giallo italiano?

MC: Il “giallo” in senso stretto gode ancora di buona salute: pensiamo a Macchiavelli, a Camilleri, alla Comastri Montanari; ma, come dicevo, si afferma sempre più un meticciato letterario in cui spunti del “giallo” classico, della “spy story”, del “noir” appunto e del romanzo d’avventura salgariano (penso alla sterminata produzione di Di Marino) vengono fusi con suggestioni provenienti dal cinema, dal fumetto, dal vario mondo dei nuovi media per offrire un prodotto di buon artigianato, di intrattenimento intelligente.

NI: Perchè, secondo te, in questo momento il noir ha un buon seguito tra i lettori?

MC: Sia per la qualità media della scrittura sia per il realismo di cui ho parlato poc’anzi sia, però, anche per una deteriore forma di moda letteraria che finisce per contrabbandare per “noir” anche ciò che non lo è o gli assomigliamolto alla lontana.

NI:Com’è visto all’estero il noir del nostro paese?

MC: Non ho fonti dirette alle quali attingere, ma, al di là del fatto che molti nostri autori vengano comunque tradotti anche nei paesi di rigorosa (e protezionistica) tradizione anglosassone, ho l’impressione che non si sia mai verificato, al di fuori dei nostri confini, un fenomeno editoriale alla Larsson per intenderci con un nostro autore per protagonista.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

MC: Una mattina Gregor Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso…

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2 risposte a “Il noir italiano secondo Massimo Carloni

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