Egregio autore, siamo spiacenti di comunicarle che…


Riproponiamo qui un bell’articolo di Alberto Custerlina (autore noir triestino che abbiamo avuto il piacere di conoscere), riguardo il mondo dell’editoria. Soprattutto quel dannato mondo dei manoscritti, che tanto ci preoccupa e ci affascina, vogliosi come siamo di dare una mano agli Scerbanenco di domani.

Qui l’originale

Editoria e libri.

Egregio Alberto Custerlina, abbiamo letto con attenzione il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, al momento siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione.

Quando va bene, si riceve una comunicazione di questo tipo. Quando va male, si viene sepolti da un eterno silenzio tombale. Questo è ciò che succede a quasi tutti gli aspiranti scrittori che inviano il proprio manoscritto alle case editrici. Qualcuno ce la fa, ovviamente, ma sono casi rari rispetto alla massa dei tentativi. Se navigate in rete alla ricerca di commenti o di articoli riguardo questi epici sforzi tesi alla pubblicazione, troverete una quantità enorme di improperi verso gli editori, di lamentazioni per non esser stati capiti e di considerazioni sulla malvagità del mondo editoriale.

La realtà è diversa.

Se avete letto il mio intervento precedente (qui), avrete capito che l’editoria, oltre a essere costituita da imprese commerciali, è anche un mondo piuttosto affollato e complicato. Tenete presente, che proprio per questa sue caratteristiche, la selezione del manoscritto da pubblicare è spietata e a fronte di tanta offerta (migliaia e migliaia di manoscritti l’anno) ogni editore compie le proprie scelte secondo principi che gli permettono di scremare le proposte nel modo più efficiente possibile. Ciò vuol dire, per esempio, che se il vostro romanzo di 500 pagine presenta “orrori” (o anche semplici errori) già nell’incipit, viene cestinato subito, senza appello. Ciò non significa che l’editore sia un bastardo senza cuore o un idiota o un perfezionista compulsivo, ma semplicemente che il suo metodo di valutazione, a fronte di tanto materiale ricevuto, deve essere rigido e tranciante per permettergli valutare più autori possibile. Dovete inoltre considerare che un editore fa salti di gioia quando trova un manoscritto che a suo giudizio potrebbe diventare un buon libro. E’ suo interesse, infatti, scoprire nuovi talenti, quindi se vi dice di no, lo fa su basi realistiche e non perché gli state antipatici.

Ancora una cosa: io non mi trovo d’accordo con coloro che si lamentano (più o meno seriamente) che in Italia ci sono troppi aspiranti scrittori. Nell’intimità della propria camera, ognuno ha il diritto di scrivere ciò che gli pare e quando gli pare. Ciò non toglie, che nessuno deve pretendere di essere pubblicato. Diventare scrittori pubblicati è un percorso lungo e faticoso, costellato di prove fallite, di fatica, di applicazione e di pazienza. Inoltre, mia personale convinzione, c’è la faccenda del Dono. Non tutti lo possiedono e quindi non prendetevela se non riuscite a centrare l’obiettivo, forse la scrittura non fa per voi e in questo caso non c’è niente di male. Cercate altrove la vostra strada, l’arte è un mondo vasto, tutto da esplorare.

Detto questo, vediamo cosa fare e cosa non fare per dare le massime chances al vostro lavoro.

Sulla scrittura:

  • Siate umili e affrontate la scrittura ricevendo le critiche come una benedizione: sembra una massima francescana, ma se lo fate veramente, senza ingannare voi stessi, potrete migliorare molto. A questo scopo, individuate qualcuno che possa farvi dono di critiche vere e non i soliti amici compiacenti.
  • Siate fortemente autocritici. Se gli altri non “capiscono” la vostra opera è solo colpa vostra.
  • Scrivete sempre, il più possibile.
  • Leggete molto e studiate i vostri autori di riferimento. Cercate di carpire i loro segreti.
  • Non copiate, né gli stili, né le trame. L’originalità sarà la vostra arma migliore. Al massimo, ispiratevi.
  • Siate pazienti.

Sul manoscritto:

  • Evitate impaginazioni complicate dall’aspetto troppo professionale.
  • Usate sempre un font “con grazie”, che è il più leggibile (Times New Roman, Garamond, Cambria) e dimensione di 11 o 12 punti.
  • Inserite i numeri di pagina.
  • Non brigatevi a produrre copertine! Metteteci solo il titolo e i vostri dati.
  • Niente rilegature (complesse), al massimo una di quelle costole laterali di plastica, in modo che l’editore possa facilmente rimuoverla per fare le copie del manoscritto nel caso debba mandarle al vaglio di un comitato di lettura.
  • Per i segni che identificano i dialoghi fate così: «E lasciate stare i trattini e le virgolette, per dio!».

Sull’invio del manoscritto:

  • Inviate solo a casa editrici che accettano manoscritti non richiesti. Spesso, questa informazione la trovate sui siti web.
  • Non sparate troppo in alto. Scegliete principalmente case editrici indipendenti di taglia media o piccola. E’ buona cosa verificare che siano un minimo presenti nelle librerie più importanti oppure sui siti per la vendita di libri. Al limite potete ordinare un libro per vedere com’è e, soprattutto, se vi arriva in tempi umani.
  • Allegate al manoscritto una lettera di presentazione con un vostro accenno biografico (non un curriculum, però, mi raccomando) e qualche parola sul romanzo che state proponendo (qualcosa tipo una quarta di copertina, per capirci).
  • Allegate una sinossi del romanzo. Qualcuno la considera un’arma a doppio taglio, io penso sia utilissima. Certo, a volte ti possono troncare solo dalla sinossi, ma se la tua storia non funziona è meglio che l’editore se ne accorga subito, perché vale anche il contrario.
  • Una volta spedito il plico, non assillate la casa editrice. Diciamo che la dovete prendere come la prende un naufrago quando affida al mare una bottiglia con un messaggio.

Dimenticavo. Prima ho parlato del Dono. Che ci crediate o meno, il Dono esiste, ma non è nulla di magico o di trascendentale. Il Dono è una miscela di sensibilità e di abilità che uno scrittore deve possedere. Per sommi capi, si tratta di questo: empatia verso gli altri, capacità di interpretare il carattere delle persone, acutezza nel giudizio, spirito d’osservazione, buona memoria, capacità di analisi critica, coscienza dei propri limiti, pazienza, volontà, tenacia, spirito di sacrificio, capacità di astrazione, creatività e fantasia, onestà intellettuale. La miscelazione in varia misura e combinazione di un buon numero di queste caratteristiche (e di qualche altra che mi sarò senz’altro dimenticato) produce un buon scrittore.

Parola di Custerlina

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4 risposte a “Egregio autore, siamo spiacenti di comunicarle che…

  1. Sottoscrivo ogni parola di Alberto Custerlina.
    La mia esperienza personale si inserisce perfettamente nel quadro che ha tracciato. Più di venti anni di lavoro silenzioso e nascosto (avevo vinto alcuni concorsi e pubblicato qualche racconto, ma nulla più) prima di sentirmi pronto a mandare per il mondo i miei romanzi. Che sono stati rifiutati da alcune case editrici, “incensati” da altre che ho scoperto però con delusione essere “a pagamento” – per cui ho rifiutato le loro “imperdibili” offerte – per trovare, alla fine, un editore piccolo ma serio e ben distribuito come Leone Editore, con il quale ho pubblicato due romanzi.
    Esordiente a 40 anni suonati, insomma.
    Tenacia, passione per il “mestiere”, ma soprattutto scrittura, scrittura e ancora scrittura.
    Non ci sono altre ricette.
    L’unica cosa che mi permetto di aggiungere: esiste anche la strada dei concorsi letterari. Attenzione però! Ci sono un mare di concorsi, ma solo pochissimi danno possibilità serie di pubblicazione.
    Anche qui porto la mia esperienza personale. Sono stato uno dei vincitori del Torneo “Io Scrittore” della Mauri Spagnol (che ha pubblicato di recente il mio terzo romanzo in formato ebook). Questo, per esempio, è un concorso al quale ha senso partecipare. Anche qui con la consapevolezza che la “battaglia” è dura (nell’edizione a cui ho partecipato: 1200 partecipanti a “sgomitare” per arrivare tra i 30 vincitori) e che bisogna accettare l’eventuale esito negativo e fare tesoro al massimo delle valutazioni del proprio romanzo che vengono fornite ai partecipanti a fine torneo.
    Poi, naturalmente, c’è il Premio Calvino.
    Poco altro, per la verità, ma vale sempre la pena stare con le orecchie “dritte” per captare se qualche concorso è abbastanza serio e offre possibilità interessanti.
    Un’ultima cosa. Per quanto riguarda l’invio dei manoscritti in lettura alle case editrici, negli ultimi mesi ho notato che qualche casa editrice ha cominciato a prendere in considerazione anche l’invio a mezzo mail, senza la necessità del cartaceo. Fate attenzione, perché molte di quelle che ammettono questa modalità di invio sono case editrici “a pagamento”, ma non tutte. In rete ci sono molti siti per aspiranti scrittori nei quali ci sono valutazioni e commenti sulle case editrici italiane e può essere molto utile leggerli per capire con chi abbiamo a che fare prima di perdere tempo a spedire manoscritti, o anche solo delle mail, a editori che non rientrano tra quelli che possono offrirvi una vera e seria opportunità di pubblicazione.
    In bocca a l lupo a tutti i ragazzi con un briciolo di talento :-)

  2. Condivido ciò che ha scritto Custerlina e Silvio Donà. Dopo aver fatto alcuni corsi di scrittura con dei nomi eccellenti nel mondo del genere giallo/noir, mi ero creata un po’ di aspettative. Sono una lettrice da sempre, ho il lavoro e gli studi giusti per scrivere di storie ambientate tra morti ammazzati, sequestri e trafficanti d’ogni genere. Ho all’attivo diverse pubblicazioni nelle varie antologie di racconti, frutto dei concorsi a cui ho partecipato. Stimolata da questo decido di fare il grande salto. Proporre il mio primo manoscritto alle case editrici. Dietro consiglio di uno dei miei maestri di scrittura, scarto quasi subito quelle a pagamento e mi butto sulle case editrici “medie” e dopo un paio d’anni ecco che una di queste mi propone la pubblicazione. Mi era sembrato di aver trovato quella giusta, mi dissero fare mo poco editing, perchè il libro funziona. Al primo incontro con l’editore mi viene proposto un piccolo contributo. Nella mia testa suona un campanello d’allarme, ma lo zittisco. D’altronde io non sono nessuno, dovrò acquistare una trentina di copie del libro, giusto il tanto per regalarli ai parenti e a qualche amico, e tutto finisce lì d’altronde la crisi sta penalizzando tutti. Il contratto editoriale me l’avrebbero inviato entro qualche giorno via mail, era stato dimenticato da qualche parte, perso nelle pile delle varie carte!! Dopo aver concluso il lavoro di editing (che è stato più lungo del previsto), tutto era pronto per la pubblicazione, poche settimane prima del grande evento mi arriva il contratto. Già dalle prime righe sento qualcosa che mi stritola la pancia. Arrivo a metà pagina e riprendo la lettura da capo, non è possibile. Ma avevo letto bene. Quella che ero convinta fosse una casa editrice seria è a pagamento: la cifra spropositata per l’acquisto di un considerevole numero di copie del mio libro, non mi spettano diritti d’autore se non supero le 500 copie e altre piccole clausole che non sto a elencare. Ma che mi hanno profondamente amareggiato. Eppure le persone con cui sono andata a trattare sarebbero dovute essere serie e poi la mancanza di rispetto nei miei confronti, tenermi in sospeso per oltre un anno con la promessa di una pubblicazione che mai si farà, almeno a quelle condizioni.

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