Un barolo con Valerio Varesi


Valerio Varesi, torinese trapiantato a Parma, è uno dei più importanti autori noir italiani contemporanei. I romanzi che vedono come protagonista il commissario Soneri sono gialli lenti e d’atmosfera, che ricordano le indagini del commissario Maigret. Romanzi dove la nebbia, la bassa, la stessa città di Parma non sono solo un corollario bensì diventano anch’esse protagoniste delle vicenda. Noir Italiano ha incontrato, con immenso piacere, Valerio per parlare di noir e scrittura.

Noir italiano: Ciao Valerio, per me è un onore intervistarti. Io prendo un calice di Barolo, come il commissario Soneri. Tu?

Valerio Varesi: Difficile trovare vini all’altezza del barolo: comunque io opto per il Gutturnio, sono un po’ abitudinario

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

VV: Un punto di vista. Significa guardare al delitto chiedendosi in primo luogo perché è successo. Chi è stato, domanda preminente nel giallo, è un interrogativo subordinato. Se ci si chiede perché avviene tutto ciò che chiamiamo “male”, se ne cerchiamo la scaturigine,  il nostro sguardo assume inevitabilmente una dimensione sociale. E’ lì che si scatenano le pulsioni negative e maturano gli omicidi e quindi è in questo crogiolo che occorre cercare. Il noir permette di andare molto al di là di una semplice storia d’indagine e scavalcare il “genere”.

NI: Cosa rende Parma una città noir?

VV: Il fatto che nella sua storia siano accaduti episodi emblematici del nostro vivere, dal delitto Mazza con protagonista la ballerina Miroslawa, al crac Parmalat. Se ci pensiamo bene, quest’ultimo riassume tutti i mali del nostro tempo: l’avidità, il potere finanziario delle banche, il senso d’onnipotenza del denaro, il capitalismo senza etica, la corruzione e il “tradimento dei chierici”, in questo caso degli economisti che propagandavano il titolo Parmalat.

NI: In che modo nascono i tuoi romanzi? Parti con una scaletta precisa oppure ti lasci guidare dalla scrittura?

VV: Parto sempre da una forte suggestione iniziale per un episodio che riesce a dare carne e ossa a un’idea che ho in testa. In quell’idea c’è già ciò che voglio esprimere e quindi il punto dove voglio arrivare. Solo dopo mi pongo il problema di intercalare tappe intermedie, ma ciò che le lega viene giorno per giorno con la scrittura.

NI: Nei tuoi romanzi, il commissario Soneri si muove in una città che stenta a riconoscere. Cos’è cambiato a Parma e nella provincia in generale?

VV: E’ arrivata l’omologazione della tv e il rullo compressore del denaro. Parma era una città con un sociale all’avanguardia: fu la prima, con Trieste, ad applicare la legge Basaglia, fu la prima a sperimentare il lavoro per gli handicappati, una delle prime a svuotare i brefotrofi. Col passare degli anni la città ha perso slancio e si è atrofizzata eleggendo amministratori corrotti al punto che ben due scandali tra gli anni ’90 e oggi hanno costretto la magistratura a intervenire.

NI: Perché i lettori italiani sono particolarmente attratti dal genere noir, secondo te?

VV: Forse perché questo è il paese dei misteri irrisolti e ormai tutti noi ci siamo abituati a guardare sempre al lato oscuro di tutto. L’assenza di giustizia ci ha fatto perdere l’innocenza e la fiducia nel prossimo. Ma non penso sia l’unica spiegazione. C’è l’attrazione per il delitto e per la suspence che è un ingrediente della letteratura in generale. Non nego però che parte dell’attrazione sia dovuta all’erronea reputazione del “genere” considerato facile e di puro intrattenimento.

NI: Quanto tempo dedichi alla scrittura?

VV:Tutto quello che posso. Faccio un mestiere impegnativo, vale a dire il giornalista, e non mi resta molto tempo. Mi alzo presto al mattino e vado a letto tardi la sera per poter scrivere. Tra giornale e libri lavoro dalle 7 del mattino alle 24 di sera concedendomi due pause per mangiare.

NI: Nel noir vale la regola “racconta di ciò che sai”. Tu come affronti la cosa? Visiti i luoghi che poi andrai a inserire nel testo oppure lasci un margine alla fantasia?

VV: Io conosco perfettamente il luogo in cui si muove Soneri che può essere l’ambiente urbano di Parma, quale quello di una città padana di dimensioni medio-piccole, sia il paesaggio fluviale del Po che quello aspro ma bellissimo dell’Appennino.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

VV: Tutta la nostra fantasia è già contenuta nella realtà che ce la mostra ogni giorno a piccole dosi.

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