Sardegna


Luogo:

Gallura (OT) 

Vino consigliato:

Vermentino di Gallura DOGP, Cantine del Vermentino (OT), anno 2009

Degustazione di:

Schiacciate con pecorino sardo e miele di corbezzolo

Racconto:

La notte dell’accabadora di Omar Gatti

Il sole tramonta sui tralci di Vermentino e sullo sciabordio delle onde lontane. La stanza si riempie di buio e silenzio. Al centro, steso sul letto, un uomo. Sta sudando eppure ha freddo. Al suo fianco, seduta sul bordo, sua moglie gli tiene la mano. Sono giorni che lo accudisce invano.

La moglie sospira, sa cosa deve fare. Lascia scivolare la mano e appoggia la bocca su quella di lui. E’ il bacio dell’addio, lungo e dolce, anche se le labbra sono salate di febbre. Poi esce dalla stanza, lasciando la porta aperta.

Passa del tempo lungo come ore ma forse sono solo minuti. Una figura nera si staglia sulla lama di luce della porta. L’uomo la osserva: non è sua moglie, è una donna diversa. Sa di chi si tratta, anche se non l’ha mai conosciuta. Capisce che è venuta per lui. Lei è “su prinzipiu e sa accabada”, l’inizio e la fine delle cose. La donna è “sa femmina”.

La vede avvicinarsi a passi lenti, sembra non avere fretta. “Su alibiu”, il sollievo, non si regala con premura. L’uomo fa per dire qualcosa ma la “femmina” lo blocca, portandosi l’indice davanti alla bocca. “Sirentziu”, aggiunge, che la morte cosa seria è, non va rovinata a parole. Si china sull’uomo, che ne avverte il respiro accarezzargli la pelle. Strano, profuma di buono, come l’odore che si spande in Aprile quando fioriscono i mirti. La donna gli poggia un’icona di Sant’Efisio sul petto, poi pronuncia le ultime parole che l’uomo ascolterà: “Sono sole che matura l’uva, piede che pigia il mosto, fermento che fa il mosto in vino. Sono il tempo, che in aceto manda il vino”.

L’uomo chiude gli occhi, è giunto il momento. Dalle pieghe del lungo vestito nero, la donna estrae “su mazzolu”, il martello. E colpisce, forte.

Ha donato sollievo a chi bisogno ne aveva. Lei è “sa accabadora”, colei che chiude il cerchio della vita, come uva che si fa mosto e poi vino e che il tempo manda in aceto.

E’ “su prinzipiu e sa accabada”, l’inizio e la fine di tutto.

Poi infila la porta, sparendo nella notte buia di Sardegna.

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