Sacha Naspini a Noir Italiano


Sacha Naspini è uno degli autori più promettenti della “gioventù” noir italiana. Domani uscirà il suo nuovo romanzo “Le nostre assenze”, edito da Elliot. per questo lo incontriamo, per farci raccontare la sua visione della scrittura e del noir.

Noir Italiano: Ciao Sacha, benvenuto a Noir Italiano. Che ci beviamo? Io prendo un caffè shakerato. Tu?

Sacha Naspini: Vista l’ora, vado piano: un vinello della casa. Magari bianco. Fermo.

Noir italiano: Cosa significa per te “noir?”

SN: Nero.

NI: Come ti sei avvicinato al genere?

SN: Mah, forse involontariamente. Tra i miei titoli ce ne sono due che probabilmente possono essere definiti “noir”: I sassi e L’effetto Kirlian. Forse anche Cento per cento, in certa misura. I Cariolanti invece è stato spesso definito “noir gotico” o una cosa così. Insomma, solo per dire che nelle mie intenzioni primordiali non c’era l’obiettivo di fare noir. Inoltre non voglio eludere la domanda precedente: noir è un testo che sfugge totalmente alla logica della risoluzione finale, specie se si considera la parte consolatoria della faccenda. A mio avviso non è necessario scomodare ispettori e commissari, per farlo. Ma serve una forte componente umana, quella sì. Servono i tormenti.

NI: Il tuo autore noir di riferimento?

SN: Mi dispiace, non ne ho. Ma tra le grandi storie che ho amato e amo rileggere ci sono sicuramente dei titoli di Izzo, Ellroy, Scerbanenco, Sciascia… Sto rileggendo Héléna in questo periodo. Certo, ai fini di un lavoro che devo fare (lo puoi vedere qui: http://www.aisara.eu/dati/ContentManager/files/BandoPrinceNoir.pdf). Ma mi diverte un sacco, anche, altroché.

NI: Come nascono i tuoi romanzi? Sono idee che vengono all’improvviso oppure dei lenti processi mentali?

SN: Solitamente parte tutto da un flash, una suggestione potente che mi coglie un po’ di sorpresa. Non sono uno che sta a pensarci tanto, così se la roba che mi gira in testa regge per un paio di giorni, vado subito sulla carta. Provo la voce del caso – ma anche quella solitamente si allinea subito, perché mi trovo in “un certo ordine di idee”. Ma una cosa (quasi) fondamentale, è sapere anche solo vagamente dove devo andare, raramente mi metto in marcia senza almeno un’ombra all’orizzonte. Una parte divertente della scrittura è raggiungerla, quell’ombra, senza pianificare ogni singolo passo fin dalla partenza. Insomma, una sfida con la fantasia, anche. Sempre.

NI: Quanto tempo dedichi in media alla scrittura?

SN: Qualche ora al giorno. In certi periodi intere nottate.

NI: Secondo te, perché il noir ha così tanto seguito tra i lettori italiani?

SN: Al di là di tutto, credo che il successo del noir sia molto legato al ruolo che ha in termini di puro intrattenimento.

NI: Il consiglio che dai a un autore esordiente che volesse avvicinarsi al noir?

SN: Ovviamente di leggerne molto, per capire cosa c’è stato fino a oggi. E di chiedersi onestamente se ha il talento necessario per affrontare un’avventura di questo tipo – dove “talento” significa molte cose, compreso il serbatoio della fantasia, la voce eccetera; non solo architettare delle storie belline per farsi le foto con lo sguardo truce, di colui che ormai ha capito i segreti del buio dell’umanità. C’è da sputare sangue.

NI: Il noir è fantasia ma anche documentazione e verosimiglianza. Come affronti la cosa?

SN: Be’, la documentazione e la verosimiglianza sono alla base di ogni storia, al mille per cento. La mossa vincente è far trapelare le nozioni – anche tecnicissime – dando il timone totalmente alle pagine, in quel “assodato senza se e senza ma” di cui il lettore non possa mai – mai – dubitare. Per capirci: un fatto storico è nella storia che stai narrando, deve affiorare da lì, non da inutili digressioni – può essere anche un modo di dire, per esempio, o un gesto. Mi riferisco anche ai testi che viaggiano in terza persona, che si prestano di più a cadere in fallo. Paradossalmente, più ti metti a spiegare, più ti allontani dalla verosimiglianza. Almeno, per me è così. Con i dovuti obblighi espletati, ovviamente.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

Paghi tu le bevute?

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