Noir Italiano incontra Francesca Battistella


Francesca Battistella ha pubblicato il romanzo “Re di bastoni, in piedi”, oscuro noir nella Napoli del 1986, tra camorra, Maradona e predizioni molto “nere”. L’idea di unire i tarocchi e la superstizione al noir mi ha interessato sin da subito, per questo ho chiesto a Francesca di parlarmene.

Noir Italiano: Ciao Francesca e benvenuta. Sono sempre felice d’intervistare un donna “noir”. Io prendo una birra weiss, stile tedesco. Tu?

Francesca Battistella: Una Menabrea, stile italiano.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

FB: Faccio una libera associazione: Noir, nero. Nero come il buio e come il buio pauroso, inquietante. Ma insieme all’inquietudine mi piace che ci sia anche vita vissuta, ironia, situazioni il cui compito è quello di distrarre il lettore e magari, perché no, anche divertirlo. La tragedia a forti tinte non è nella mia natura, ma il delitto sì e di certo la cattiveria e la furbizia di chi lo compie. Però, anche nelle peggiori situazioni c’è sempre una vena di comicità, tanta ironia, come dicevo, e un pizzico di misericordia e leggerezza nel raccontare il tutto.

NI: Il lato oscuro di Napoli?

FB: C’è un lato “oscuro” di Napoli, abbastanza ovvio, ed è la notte. Ci sono luoghi della città che di notte possono essere davvero spaventosi, mettere i brividi. Ma questo succede a Napoli come in tante altre città del mondo. E poi c’è la camorra che è un po’ dovunque, infilata nelle pieghe della società, talvolta indistinguibile dalla sua parte “buona” e pertanto ancora più pericolosa e ingannatrice. Infine c’è una Napoli sotterranea, fatta di grotte e cimiteri, di camminamenti che attraversano la città, uno specchio oscuro e capovolto della metropoli in superficie. Quasi una metafora dei due volti di Napoli: la meraviglia dei suoi palazzi, l’ospitalità dei suoi abitanti, da un lato, e la spietatezza della sua malavita dall’altro.

NI: Tarocchi, preveggenza e noir. Qual è la relazione tra questi aspetti?

FB: In generale non saprei, ma nel mio Re di Bastoni, in piedi la relazione è strettissima. Senza la lettura delle carte napoletane e i sogni premonitori, non ci sarebbe stata una Maricò Cecere – la mia portagonista – e la storia che ho scritto.

NI: I personaggi femminili, di solito, vengono rinchiusi in ruoli da comparse o da stereotipo, come le classiche “femmes fatales”. Secondo te cosa rende una donna un personaggio da noir?

FB: Penso che le protagoniste del noir si siano affrancate dai ruoli stereotipati di un tempo. Oggi ritengo che una “Jessica Rabbit” potrebbe far parte di un noir, ma solo come figura comica o quasi. Se anche il noir, come altri generi letterari, rispecchia l’evoluzione dei tempi, è giusto che le sue protagoniste non abbiano paura di entrare nell’arena e combattere per la ricerca della verità ad armi pari con i loro colleghi maschi. Quello che rende la mia protagonista una donna “da noir” è il suo coraggio nell’affrontare una storia che sembra al di là delle sue forze. Dopo anni di vita grigia e banale, Maricò si risveglia, riprende possesso della sua esistenza e si fa carico del peso della verità. Lei non è una fatalona, ma una creatura di carne e sangue che chiede rispetto. Credo che, comunque, in un noir una “femme fatale” ci possa stare, ma dev’essere credibile, al passo coi tempi. Altrimenti, come dicevo prima, rischia di risultare comica se non addirittura superflua.

NI: Il tuo luogo preferito per scrivere?

FB: La mia stanza sul lago d’Orta. Ma anche la mia casa di Massa Lubrense, vicina a Sorrento.

NI: Quando cominci a scrivere un romanzo, parti dicendo “sì, voglio raccontare una storia così e così” oppure ti lasci guidare dalla scrittura stessa?

FB: Un po’ l’una cosa e un po’ l’altra. Parto da un’idea e l’idea può essermi venuta in tanti modi diversi: una storia sentita o letta, un fatto di cronaca, un sogno. Comincio da quello. Racconto a me stessa come mi piacerebbe che si svolgesse. Aggiungo o tolgo personaggi, situazioni, ambientazioni. Poi finalmente mi metto a scrivere e da quel momento in poi è la scrittura a guidarmi e spesso, come ho avuto più volte modo di dire, sono i personaggi a impormi scelte di comportamento e battute, sono loro a prendermi per mano e a guidarmi fino alla fine della vicenda. Ribellarsi sarebbe inutile e anche controproducente.

NI: L’errore che uno scrittore noir non dovrebbe mai commettere?

FB: Essere autoindulgente, rotolarsi nel dramma e nel sangue. A mio avviso tra noir e thriller c’è una grande differenza. Se mi è consentito il paragone, forse quella che c’è fra uno spettacolo di burlesque e uno spogliarello vero e proprio.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

FB: “Un’altra giornata di lavoro, un altro piccolo tassello da inserire in quel complicato puzzle per arrivare alla verità. Sarebbe servito a qualcosa? Non bisognava chiederselo. Mai.”

Se l’argomento t’interessa allora dai un’occhiata a:

Un giorno in libreria di Eliana Corrado

Re di bastoni in piedi, di Francesca Battistella

Lettera aperta agli scrittori esordienti di Eliana Corrado

Vademecum per scrittori esordienti – Il mondo dell’editing

Vademecum per scrittori esordienti – Presentarsi alle case editrici

Vademecum per scrittori esordienti – L’editoria e gli aspiranti scrittori

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...