Storie della ligera milanese: Il dandy del tram


La prima linea del tram, a Milano, venne inaugurata nel 1881. Copriva il tratto Monza- Piazza San Babila. Le vetture, spartane e scomode, erano a trazione animale. Molto spesso, distinte signore della borghesia industriale meneghina, affascinate dal nuovo mezzo di trasporto, simbolo del progresso, notavano incuriosite un tizio magro e segaligno, con i segni della tisi sul volto, spostarsi da un sedile all’altro con aria affabile e cortese. Aveva l’aria di quei dandy inglesi, di quell’Oscar Wilde del quale tanto si parlava. Diceva di chiamarsi Paolo Besana Passalacqua, erede dei conti Besana Passalacqua di Monza, su in Brianza, traferitosi in città per studiare. Le donne, abituate ai mariti che parlavano solo di acciaio e di affari, rimanevano affascinate dalla parlantina del giovane, brutto certo, troppo magro, ma comunque carismatico. Raccontava delle terre della sua famiglia, che si estendevano da Monza fino a Agliate e ancora più in su. Parlava di viaggi Nell’Austria Ungheria e a Parigi, dove sosteneva di aver conosciuto Emile Zola.

Le signore dunque, stuzzicate nell’animo dai modi e dal corteggiamento raffinato del ragazzo, lo invitavano per un tè, curiosa usanza importata dall’Inghilterra. Il conte Paolo Besana Passalacqua entrava così nei salotti bene della città, introdotto dalla signora tal dei tali, moglie di un industriale sempre troppo indaffarato per darle confindenza. Il giovane brillante si muoveva per i salotti guardingo, osservava i mobili, fissava le serrature. Prendeva un tè con la signora e le amiche, conversando di lunghi viaggi verso terre lontane. Anche in Africa era stato, addirittura.

Un giorno poi, la signora, tornando da una visita caritatevole nei quartieri operai della città in compagnia del vescovo, ritrovando la porta d’ingresso spalancata, gli arredi sottosopra e i gioielli di famiglia spariti, avrebbe chiamato la gendarmeria reale. I poliziotti, accorsi sul posto, le avrebbero chiesto se per caso fosse stata avvicinata da un giovane magro e malato, dai modi gentili.
“Sì, sì, era lui” avrebbe risposto la donna.
Il gerdarme avrebbe sospirato.
“A l’è stà lu, sciura. El ciamen ul slavazin. L’è un de la ligera, sciura”

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