Noir Italiano incontra Antonio G D’Errico


Antonio G. D’Errico è un autore intelligente e mai banale (lo leggerete dalle risposte). Tra i suoi romanzi anche “Spostare l’orizzonte”, scritto a quattro mani con Eugenio Finardi, nel quale si racconta della vita e delle vicessitudine del cantautore. Per Noir Italiano è un piacere e un onore avere come ospite un autore del calibro di Antonio.

Noir Italiano: Ciao Antonio e benvenuto. Io prendo un caffè, tu?

Antonio G D’Errico: Accetto, per un senso del dovere dell’ospite.

NI: Cosa significa per te noir?

AGDE:  Immagino che tu non voglia una risposta da manuale. Ci sarebbe, internet, in questo caso che sarebbe una perfetta follia.  Noir è, letteralmente, per me, e apparentemente banale “nero”: angoscia, perdita della speranza, fallimento, solitudine e tormento, animo esasperato da inettitudine ed errori, negazione della ragione, sacro e profano che si fanno movente delirante di un’allucinazione senza redenzione, istigazione e rovina, devastazione di una vita da rifondare su una perversa ricerca di dannazione per una colpa da far pagare a chi è colpevole di averso teso la mano distrattamente, una sera in cui ha sentito un fremito di umanità: azione malintesa, che reclama vendetta.

 N: Il tuo ultimo romanzo “La governante Tilde” e il precedente “Il discepolo” sono ambientati a Bergamo. Quali sono le caratteristiche che la rendono una città noir?

AGDE: Probabilmente sono solo suggestioni di chi guarda la città con gli occhi e l’animo di chi le è profondamente estraneo. Il nome, per assonanza, ricorda Pergamo, la rocca di Ilio. Rimanda al Cavallo di Troia, alla messa sotto assedio, a saccheggi sacrileghi, alla razzia violenta e crudele, alla carne dei vinti data alle fiamme, al suo odore che diffonde lungo le mura e i pennacchi dei castelli. Le sue possenti mura veneziane le dànno certamente, poi, l’aspetto della città fortezza, solida nelle fondamenta di cunicoli e passaggi segreti sotterranei che echeggiano delle atmosfere cupe di Warlpole o Edgar A. Poe.

NI: Quello che un romanzo noir non dovrebbe mai essere…

AGDE: Deve essere pensato e strutturato in modo da non dover risultare un passatempo per animi sciagurati, avidi di fremiti e vibrazioni da ricercare dentro una lettura in cui poter leccare ferite di carta inzuppate di sangue. Animi del genere dovrebbero essere circoscritti dentro il perimetro di speciali manicomi, luogo ideale per tentare, forse inutilmente, un loro recupero.

NI: Il tuo luogo preferito per scrivere?

AGDE: Un posto dignitoso qualsiasi. Non un posto elegante, ambizioso, ma dignitoso. In bagno non ci riesco, a differenza di come è successo e succede per creativi che hanno avuto ispirazioni elevate dentro un luogo del genere. Chissà come si saranno sentiti alla fine di quell’aspro isolamento. Mi sembra, sinceramente, una modalità di espressione che non si addice ad animi delicati.

NI: Quando scrivi un romanzo lo fai in pochi giorni, come in una trance creativa, oppure è un processo lento e logico?  

AGDE: Sì, lo faccio logicamente  in un tempo breve.  Non entro particolarmente in uno stato mentale di rapimento, ma di coinvolgimento essenzialmente. Ricorro alla facoltà propria della specie umana che è la ragione. Quindi inseguo il dolore e i mali dei personaggi, che farneticano a volte: bisogna tenerli a bada, istruirli, cercare di suggerire loro altre soluzioni; anche se ineludibilmente il destino si compie secondo una volontà che non è sotto il veto dell’autore.

NI: Cosa fai quando sei “a caccia d’idee”?

AGDE: Non amo andare a caccia, non è un mio piacere e neanche una necessità. Non lo dico per fare lo spiritoso, ma onestamente la metafora non si addice al mio modo di rappresentare la realtà, per quanto possa essere non sempre di facile interpretazione la sua fenomenologia. In genere, comunque, sono le idee che mi danno la caccia. E’ necessario compiere delle scelte, questo sì.

NI: Un consiglio che daresti a un autore esordiente che volesse avvicinarsi al noir?

AGDE: Scrivere quando si è certi di aver raggiunto l’onestà di farsi interprete di ciò che deve apoditticamente essere narrato, che non può essere lasciato all’incuria e alla dimenticanza. Costruzioni , cliché, canoni stilistici consigliati, algoritmi, sono sufficienti a rendere manifesta l’inutilità dell’impegno e del piacere di una passione che non sa di doversi adeguare agli eccessi di chi sta dietro e al di sopra dell’opera da compiere: sono le voci di chi reclama la ribalta che scandiranno roboanti verità oppure becere follie.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

AGDE: Potrei rappresentare il foro della canna di una pistola che esplode il colpo? Già visto! Potrei dire ciao, gelidamente, restando immune da ogni contenuto e forma di uno stato d’animo. “L’assassino si fermò appena in tempo quando scoprì che quella donna che attraversava la strada, da sola, era sua figlia. Rimise l’arma nella tasca della giacca, aspettando l’occasione migliore per vendicare l’odio contro quell’altra che l’aveva lasciato in una solitudine insopportabile”.

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2 risposte a “Noir Italiano incontra Antonio G D’Errico

  1. Antonio G. D’Errico solo due parole uno scrittore a 360 gradi, che spazia dal romanzo al giallo, ma v’è di piu’ala prestigiosa biograinardi e, chissa’ con quale altro libro ci sorprendera’…In bocca al lupo e vedremo con curiosita’ come si muovera’e spero nel prox giallo che davvero e’ un giallista eccezionale e strepitoso dove il colpo di scena la fa da padrone,i suoi scritti sono e sembrano delle scene di un film giallo…

    • Ho avuto un problema con la tastiera, quando parlavo di biografia mi riferivo a Spostare l’Orizzonte pubblicata da RIzzoli bigrafia di Eugenio Finardi….

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