Noir Italiano incontra Cristiana Astori


Foto di Luca Sevetti

 

Cristiana Astori è una scrittrice che ama mescolare generi apparentementein contrasto: letteratura e cinema. Mi dica chi ha mai apprezzato davvero un film che ha preso spunto da un libro. Eppure Cristiana racconta di pellicole maledette, coincidenze noir e di avvenimenti troppo neri per essere semplici fatalità. Noir Italiano fa quattro chiacchiere con Cristiana, per farsi raccontare suo il punto di vista.

Noir Italiano: Ciao Cristiana e benvenuta. Sono sempre felice d’intervistare un donna autrice. Io prendo un crodino, non fa figo ma va bene lo stesso. Tu?

Cristiana Astori:  Una Kilkenny strong rossa

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

CA: Noir è il giallo che si tinge di nero e scivola nella dimensione dell’ambiguità. Nel poliziesco siamo dalla parte dell’investigatore  integerrimo e della detection, nel noir i confini si sfilacciano e si prova l’ambiguo compiacimento di avvicinarci dalla parte del criminale.  Il noir, sia negli ambienti che nei personaggi, è un modo di raccontare quel “buio nella mente” chabroliano che razionalmente ci pare così lontano, ma che quando meno ce l’aspettiamo ci accarezza e ci corteggia…

NI:Il tuo luogo preferito per scrivere.

CA: Nel mio salotto rosso, accanto alla finestra, con Prince e Crudelia accoccolati accanto.

NI: Come si possono fondere insieme cinema e scrittura in un romanzo?

CA: La mia tecnica è quella di scrivere in modo visivo, evitando troppi ragionamenti e riflessioni, ma esprimendo emozioni e punti di vista attraveso i dialoghi e soprattutto le immagini. La stessa costruzione dei periodi è ispirata ai movimenti di macchina cinematografici: frasi brevi e secche per riprodurre un montaggio rapido e alternato e periodi più lunghi e articolati per i piani sequenza.

NI: La tua musica per scrivere?

CA: In realtà quando scrivo non ascolto musica, perché mi distrarrebbe, però la utilizzo comunque. Mi capita spesso di legare un personaggio a una certa canzone, e per caratterizzarlo non devo far altro che riascoltare mentalmente quel pezzo. Sicuramente la musica che mi coinvolge di più e che ispira i miei racconti è il rock, da quello classico anni Sessanta/Settanta, al noise e alla new wave. E poi c’è Springsteen, che ascolto da quando ho quattordici anni e che in un modo o nell’altro intride sempre le mie storie.

NI: Scrivi seguendo una scaletta composta in precedenza o ti lasci guidare dalla scrittura?

CA: Quando parto per un viaggio non mi piace muovermi a casaccio e senza una meta, ma nello stesso tempo mi annoiano le gite organizzate. Così anche quando mi avventuro in una storia, so sempre in partenza dove voglio portare il lettore e che cosa capiterà nel mezzo, ma mi piace lasciarmi emozionare dall’atmosfera e dai personaggi e seguire digressioni inattese. Per esempio,  se gli “eroi” si impegnano, una storia d’amore impossibile può anche trovare qualche sbocco o un personaggio destinato a morte certa salvarsi la pelle…

NI: Quando hai un’idea, come la sviluppi? La lasci “fermentare” nella mente oppure ti metti subito a scrivere?

CA: Giro sempre con un quadernetto su cui segno gli spunti che mi vengono in mente. Poi appena ho il tempo materiale a disposizione mi metto a scrivere. In ogni caso non mi piace paralre troppo di un’idea e sviscerarla a lungo, altrimenti perde tutta la sua potenza e si razionalizza, senza contare che ormai la conosco a menadito e mi passa l’entusiasmo di raccontarla,

NI: L’errore che non si dovrebbe mai commettere in un noir?

CA: Non commettere errori. Il noir è confusione. Le storie pulite e perfette non sono più noir.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

CA: “Non esistono i bastardi. Esiste solo gente pagata più o meno bene.”

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