Un caffè con brioche insieme a: Virginia Less


Noir Italiano fa colazione con un’autrice esordiente: Viriginia Less. Sentire il punto di vista di chi si affaccia sul mondo del noir è un buon motivo per scoprire i segreti che stanno dietro l’esordio di uno scrittore e la strada che l’ha portato verso una casa editrice.

Noir Italiano: Ciao Virginia e benvenuta. Data l’ora io prendo un caffè con brioche, tu?

Virginia Less: Ciao Omar e bentrovato. Mi limito al caffè, grazie. In campagna ci alziamo presto e ho già fatto una prima colazione sostanziosa…

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

VL: Fin da giovanissima, semplice lettrice, mi sono chiesta quali fossero i motivi di successo del genere giallo-noir. Concordo con la spiegazione prevalente. Oltre alla capacità di tenere desta l’attenzione fino allo ‘scioglimento’, direi che l’attrattiva consiste nell’appartenenza al filone della favola. Questi libri consentono di affrontare senza pericolo, seduti nella poltrona preferita, la violenza e la morte, esorcizzando le nostre paure. Le favole mi piacciono e forse non sono venuta su timorosa proprio perché ne ho sempre lette e raccontate.

NI:Il tuo luogo preferito per scrivere.

VL: Un vero e proprio studio, di aspetto notarile: mobilia di famiglia di cui non mi sono mai liberata. Ci tengo, vista la formazione, alla memoria storica… Stipi di noce intagliato con tanto di telamoni, scrivania enorme. Il mio notebook occupa l’angoletto più vicino alla finestra; libri, giornali e varie ammucchiati sul ripiano. In estate tutto cambia, perché la trascorro in barca a vela. Mi porto dietro il pc e scrivo sul tavolo del carteggio quando siamo in porto o almeno ormeggiati in una rada tranquilla.

NI: Cosa ti ha portato a cimentarti con il noir?

VL: Amo le storie e quando ho deciso di scriverne mi sono orientata verso il giallo perché richiede una trama rigorosa e rappresenta un bell’esercizio mentale. Ho studiato filosofia, continuo ad ‘elucubrare’ in un ambito dilettevole! Il giallo unisce poi al confronto in sicurezza con ciò che spaventa, caratteristico del noir, la scoperta del colpevole e il ristabilimento dell’ordine. Gratificante per chi ritiene di vivere in una società difettosa e spesso ingiusta.

NI: Cosa fai quando sei a caccia d’idee?

VL: Non mi affanno troppo a cercarle. Leggo, mi dedico ai lavoretti agricoli, presto attenzione a ogni discorso. L’idea può nascere dalla frase di un noto saggista come dalle chiacchiere al supermercato. Se posso, mi concedo una bella ‘svelazzata’: di solito lei non tarda ad arrivare. Bisogna poi vedere se è l’idea giusta.

NI: Cosa vorresti trasmettere attraverso i tuoi racconti?

VL: In primo luogo, la voglia di prendere un libro (o il reader, apprezzo la tecnologia) in mano. Mi sta bene che giallo e noir siano considerati un genere di evasione: ciò li rende capaci di attrarre anche il lettore ‘debole’. Se di qualità – non sempre lo sono – svolgono comunque una valida funzione culturale. Poi vorrei trasmettere l’amore per il mare e, in particolare, il fascino della navigazione a vela, cui mi dedico da tanti anni. Infine mi piacerebbe contribuire, nel mio piccolo, al miglioramento etico-politico del nostro Belpaese, che ne ha molto bisogno. Il tema è quasi sempre centrale in quello che scrivo.

NI: Ti definisci “un’esordiente attempata”, definizione che mi è piaciuta. Spiegati meglio…

VL: Lo sono in senso proprio. Nonna da un pezzo… A proposito, curo un blog dedicato alla categoria, di grande rilevanza sociale con i tempi che corrono. Ne approfitto per citarlo: http://www.virginialess.wordpress.com Ai gialli mi sono dedicata dopo il pensionamento, a sessant’anni suonati. Interessante e anche istruttivo: avevo scritto articoli e relazioni per decenni, ma – come sospettavo – racconti e romanzi sono tutt’altro e richiedono un apprendistato linguistico ad hoc. Intendo perseverare, magari allontana l’alzheimer!

NI: Quali sono i problemi che un autore emergente deve superare per vedere le sue opere pubblicate?

VL: Esclusa, anche per ragioni di pricipio, la pubblicazione a pagamento, l’esordiente deve trovare un editore, si capisce, il che richiede impegno e perseveranza. Non per proporsi a raffica, ma per ricercare e scegliere quelli adatti al suo tipo di scrittura. Autodafé, che ha gradito il mio “Mal di mare”, l’ho selezionato con cura. Negli ultimi tempi mi sembra però che i piccoli si siano moltiplicati, con vantaggio apparente degli esordienti. Uso l’aggettivo perché la proliferazione accentua il rischio dell’insignificanza: dall’euforia l’autore divenuto ‘emergente’ può passare velocemente alla delusione. La capacità di penetrazione nel mercato di un piccolo editore è molto limitata e, per quanto ci si possa impegnare di persona, l’agognata esposizione in vetrina avviene che rimanga episodica. Andrebbero valutati anche pregi e difetti del self- publishing, OT in questa occasione.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

VL: “ … abbiamo trattato della tragedia e di come essa suscitando pietà e paura produca la purificazione di tali sentimenti.” Cito lo pseudo- Aristotele di Eco, da ‘Il nome della rosa’. Mi piace pensare che il noir abbia appunto una funzione ‘catartica’.

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