Un amaro in compagnia di: Emiliano Longobardi


Emiliano Longobardi è il fondatore di un progetto editoriale che ho trovato fantastico. L’idea è stata quella di coinvolgere numerosi disegnatori di fumetti e di dar vita a un fumetto a tinte fosche: Rusty Dogs. Per Noir Italiano, sempre pronto a valorizzare chi lo merita, è un piacere immenso farci raccontare a viva voce del progetto.

Noir Italiano: Ciao Emiliano, è un piacere averti ospite. Qui ogni intervistato si gusta un buon bicchiere. Io prendo uno “hierbas ibicencas”, un amaro che non provavo da tanto. Tu?

Emiliano Longobardi: Ciao Omar, grazie a te per l’invito. Io sarei irregolarmente astemio, ma va benissimo un mirto, se lo hai.

NI: Cosa significa per te noir?

EL: Mi rivendo una definizione non mia, di uno scrittore che non conosco – Jake Arnott – ma che trovo splendidamente perfetta: “Il noir riflette la società come uno specchio rotto: riflette a pezzi perché è l’unico modo in cui si può descrivere la società, che non è una fotografia, ma molte cose insieme. Il noir ne mostra il lato KO e cerca di dare una chiave per capirlo.

NI: Come nasce l’idea di Rusty Dogs?

EL: Rusty Dogs nasce circa quattro anni fa e nasce per gioco. Scorrevo l’elenco dei disegnatori linkati sul mio blog e fra me e me mi ripetevo che molti di loro – nonostante le rispettive specificità – sarebbero stati perfetti per una serie crime-noir, che avesse delle atmosfere cupe e che permettesse a ognuno di loro di sperimentare il proprio approccio al nero, sia come luogo narrativo sia – più tecnicamente – come colore, inchiostro, segno. All’inizio mi pareva comunque un’idea sfiziosa e nient’altro, ma siccome in quel periodo avevo voglia e bisogno di dedicarmi a storie di questo tipo, ho lavorato un po’ sulle tante possibilità e le ho poi condensate/concretizzate in una sola. Da lì è nato quello che oggi è e sta diventando Rusty Dogs. Ho contattato tutti i disegnatori uno per uno e praticamente tutti hanno accolto la proposta con entusiasmo o curiosità. Ora lo staff è composto da alcuni dei migliori disegnatori italiani e da alcuni degli emergenti di maggiori potenzialità, cosa che mi inorgoglisce enormemente. Lo staff  è composto da: Paolo Armitano, Fabiano Ambu, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Lelio Bonaccorso, Elia Bonetti, Riccardo Burchielli, Matteo Bussola, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea Del Campo, Werther Dell’Edera, Carmine Di Giandomenico, Michele Duch, Antonio Fuso, Andrea Gadaldi, Pier Gallo, Davide Gianfelice, Gianfranco Giardina, Giuliano Giunta, Simone Guglielmini, Antonio Lucchi, Giuseppe Marinello, Alex Massacci, Alberto Massaggia, Francesco Mortarino, Guido Nieddu, Davide Pascutti, Rossano Piccioni, Giorgio Pontrelli, Paolo Raffaelli, Maurizio Ribichini, Andrea Rossetto, Armando Rossi, Lorenzo Ruggiero, Antonio Sarchione, Marco Soldi, Cristiano Spadoni, Claudio Stassi, Joachim Tilloca e Riccardo Torti. Ai disegnatori sono però da aggiungere altre due persone, il cui apporto è prezioso e fondamentale: Andrea Toscani (che mi fa da editor) e Mauro Mura (che oltre a curare l’aspetto grafico del blog, è anche il letterista di tutte le storie).

NI: Un noir è ambientazione, il ritmo delle parole dello scrittore, i dialoghi dei personaggi. Come si può ricreare quest’alchimia in un fumetto?

EL: Faticando come un mulo e confidando nell’abilità dei disegnatori, trovando con loro il giusto punto di equilibrio fra parola e immagine, tenendo ben presente un unico obiettivo: la storia prima di tutto, prima di me e prima del disegnatore. Per quanto mi riguarda, poi, cerco di imparare il più possibile  da ciò che mi circonda, dalle persone, dalla vita che vivo e che osservo, ma anche da ciò di cui mi cibo come lettore di libri e fumetti e come fruitore di cinema, serie tv, musica, fotografia.

NI:Com’è organizzato il lavoro di un gruppo di fumettisti?

EL: Il nostro gruppo è organizzato in questo modo: cerco di capire quale possa essere la storia migliore da affidare a ogni disegnatore, la scrivo, la faccio leggere ad Andrea per cercare di capire se anche per lui funzioni e per evitare di innamorarmi troppo di situazioni o dialoghi che invece meriterebbero ulteriore lavoro, la passo poi al disegnatore e la discuto con lui. Dopodiché le cose possono essere piuttosto diverse a seconda del disegnatore con cui lavoro, ma normalmente l’iter è questo: il disegnatore procede allo studio dei personaggi, esegue poi le matite e le discutiamo insieme per assicurarci che regia, ritmo e atmosfere siano rese al meglio. A quel punto il disegnatore passa all’inchiostrazione, dopo la quale rivediamo nuovamente che tutto torni. Solo dopo che siamo sicuri che tutto funzioni le tavole vengono passate a Mauro, che procede a letterarle. Una volta che la storia è pronta, andiamo online e speriamo che piaccia.

NI: Cosa vorresti trasmettere ai lettori attraverso le tue opere?

EL: Esattamente quello che diceva Arnott nella citazione di poco fa:  l’ha detto molto meglio di quanto potrei fare io.

NI: Il miglior luogo dove ambientare un noir?

EL: Ogni luogo dove ci sia un uomo, dato che ogni uomo ha un lato oscuro, ogni uomo affronta, combatte o subisce le conseguenze dei propri errori. Ogni luogo in cui sia possibile spegnere la luce o ogni luogo in cui cali il sole. Ogni luogo in cui piova o smetta di piovere. Ogni luogo dietro l’angolo o al di là di un oceano.

NI: Un consiglio che dai a un autore che vorrebbe avvicinarsi al mondo dei fumetti noir?

EL: Sono sicuro di essere ancora nella fase in cui i consigli è meglio riceverli.

NI: E’ tutto, grazie mille. Come tutti gli altri ospiti prima di te, regalaci una frase noir!

EL: Facciamo due: “Quando tutto va a pezzi, penso sempre a mio padre”, è l’ncipit di un meraviglioso fumetto, “Criminal” di Ed Brubaker e Sean Phillips. “Sta’ fermo stronzo, sta’ fermo o sarà peggio” è un altro incipit, ma questa volta di un gran libro, Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni. E grazie per l’ospitalità su Noir Italiano, Omar.

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