A tu per tu con: Elena Cesana


Classe 1985, milanese, Elena Cesana è una disegnatrice di fumetti noir, che “ha un pennello in mano e non ha paura di usarlo”. Una ragazza che sa quello che vuole e che utilizza le arti grafiche per dare vita a personaggi e ambientazioni decisamente nere. Impossibile per Noir Italiano non farsi raccontare il suo punto di vista.

Noir Italiano: Ciao Elena, sono felice d’intervistarti. Io prendo un bicchiere di grappa alle erbe, di quella che fa mio papà con i residui dell’orto. Tu?

Elena Cesana: Vada per una birra media. Solitamente da il tempo necessario per non dire troppo, ma neanche troppo poco. Poi tra bionde ci si trova.

NI: Domanda di rito: cosa significa per te noir?

EC: è un modo di vedere le cose. Nella vita di qualcuno c’è sempre il sole, in quella di altri odore di polvere da sparo e un bicchiere di whisky invecchiato di sedici anni sempre pronto anche a colazione.
Dipende da cosa ti interessa raccontare.

NI: Quali sono le caratteristiche di un fumetto noir?

EC: Non sono una scrittrice e nemmeno una regista, ma immagino siano le stesse di un libro o un film.
La cosa più difficile è che a differenza dei primi due, col fumetto non si hanno a disposizione le parole per descrivere quello che già vediamo disegnato, e nemmeno la musica per dare l’atmosfera che si desidera.
È una sintesi dei due linguaggi, che se usata bene, diventa insuperabile.

NI: Che tipo di lavoro sta dietro la creazione di un fumetto?

EC:  è una di quelle cose che molti credono siano realizzate da un team. Il fumetto, intendo.
In realtà due persone (mi riferisco alla parte creativa) sono più che sufficienti: uno scrive, l’altro disegna. Immagina di avere un foglio bianco davanti e di dover ricostruire una scena.
Facciamo qualcosa di facile: una camera da letto. Per farlo devi sapere o immaginare che tipo di persona ci vive, che gusti ha, come l’avrebbe arredata e dove avrebbe posizionato le luci.  Devi essere in grado di posizionare le cose nella giusta prospettiva e di mettere i personaggi nello spazio in modo che risultino credibili.  È solo un esempio naturalmente, ma è un modo come un altro per dire che fare fumetti è una di quelle cose che non si smette mai di imparare a fare, perché richiede vastissime conoscenze e la competenza necessaria per metterla nero su bianco in tempi ragionevoli.

NI: Mi piace la tua frase “ho un pennello in mano e non ho paura di usarlo”. Come mai questa frase?

EC: Ahah, ti ringrazio! È un gioco. La derivazione della frase è chiara a tutti, ma una vera signora nasconde il coltello in borsa e non lo tiene in mano, quindi mi accontento del pennello. Il: “non ho paura di usarlo”, è un’osservazione che mi facevano dei miei ex insegnanti sul tipo di inchiostrazione che uso. Mi ritrovo negli estremi.

NI: Cosa vorresti trasmettere ai lettori attraverso le tue opere?

EC: Non è che ho la pretesa di lanciare grandi messaggi. Anzi, ad essere sincera ho sempre pensato di disegnare per me. Non per spocchia eh, è per dire che se domani andassi a fare l’idraulico, probabilmente nei momenti liberi disegnerei lo stesso, senza il bisogno di una pubblicazione e tantomeno senza la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno. Mi faccio influenzare tanto da quello che leggo, che ascolto o che vedo, e spesso mi capita di disegnare qualcosa che mi è rimasto. Che sia la frase di un libro o di una canzone, resta un’idea, la faccio mia e la rivomito. Che detto così è anche bruttino.

NI: Cosa deve avere in più un fumetto noir rispetto al classico libro?

EC: Perché dovrebbe avere qualcosa in più? Sono solo mezzi diversi. Il fumetto ha il vantaggio dell’immediatezza delle immagini che se usate bene possono offrire la possibilità di raccontare certe atmosfere, ma oltre a questo, per sapere se si sta leggendo un “BEL fumetto noir”, andrebbe letto e guardato. E non sono tanto convinta che questo richieda meno tempo che leggere un libro. Quindi a guardar bene nemmeno l’immediatezza.

NI: Un romanzo noir può essere la sceneggiatura ideale per un tuo fumetto o andrebbe comunque rivisto e adattato?

EC: Beh, un romanzo non è una sceneggiatura e sono tipi di linguaggi diversi, quindi andrebbe certamente riadattato. Non nei temi, solo nella forma. Un’occhiata può occupare due pagine di descrizione. La stessa occhiata, per quanto intensa, la puoi disegnare in una vignetta.

NI: E’ tutto, grazie mille. Come tutti gli altri ospiti prima di te, regalaci una frase noir!

EC:  Se è vero che le vie del Signore sono infinite, forse alcune di queste passano anche per l’inferno. E se è vero che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, forse quella del paradiso è piena di oscene tentazioni.

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