Un cocktail con: Sara Bilotti


Sara Bilotti, classe 1971, napoletana, mi è stata segnalata come “il miglior talento noir emergente”. Ovviamente, come tanti lettori, non so resistere al fascino femminile quando si tinge di noir e non ho potuto lasciarmi scappare l’occasione d’intervistarla per fare due chiacchiere riguardo il suo modo di vivere il noir e la scrittura.

Noir Italiano: Ciao Sara e benvenuta. Sono sempre felice d’intervistare un donna “noir”. Io prendo un Negroni sbagliato. Fa molto “Milano” ma non m’interessa. Tu?

Sara Bilotti:  Per me un mojito, grazie. Mi ricorda un meraviglioso viaggio a Cuba, lontano dai luoghi più frequentati dai turisti. Non amo la folla.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

SB: Per qualcuno il noir ha regole precise da rispettare, regole stilistiche e  linguistiche. Io non amo le nette classificazioni, però sicuramente riconosco alcune caratteristiche di genere: la visione spesso cinica e disincantata del mondo, la solitudine e l’alienazione, l’esaltazione del Lato Oscuro.

NI: Ho letto nella presentazione del la tua antologia che alcuni racconti si svolgono all’interno di famiglie malate. Cosa ha reso un contesto da sempre sano e sicuro un ambiente ideale per un noir?

SB: E’ proprio negli ambienti sani e sicuri che nascono le situazioni più drammatiche. La famiglia è un microcosmo con le sue regole e le sue consuetudini, ma è anche il luogo in cui riusciamo a toglierci dalla faccia la maschera che indossiamo per presentarci al mondo. A volte, però, calare la maschera significa aprire una porticina sulla follia, sulle nostre piccole e grandi nevrosi. Anche se può sembrare un paradosso, le prime vittime delle nostre frustrazioni sono quasi sempre le persone che amiamo di più.

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir?

SB: Piccole comunità, luoghi in cui omertà e ipocrisia regnano sovrane. Spesso, per salvare una reputazione si compiono crimini atroci. Inoltre, nei paesi, nelle comunità religiose, nei luoghi  più isolati, le persone tendono a costruire le proprie identità in relazione alle aspettative altrui. Questa costruzione complessa e i ruoli spesso difficili da sostenere generano nevrosi, insoddisfazione, paranoia.

NI: I personaggi femminili, di solito, vengono rinchiusi in ruoli da comparse o da stereotipo, come le classiche “femmes fatales”. Secondo te cosa rende una donna un personaggio da noir?

SB: La sua capacità di accettare il Lato Oscuro che è in ognuno di noi. Per una donna è più difficile, come sono più difficili molte altre cose. Tendono a darci ruoli precisi, l’ambiguità disturba. Ma nessuno può dire di non aver mai fatto qualche passo nel Buio, neanche il più equilibrato degli esseri umani.

NI: La tua musica per scrivere?

SB: Non ascolto musica quando scrivo. Nella testa ho già le voci dei miei personaggi, che urlano per uscire. Fanno un chiasso bestiale, se non li accontento subito mi perseguitano! E la musica coprirebbe le voci più deboli, quelle delle vittime.

NI: Quando cominci a scrivere un romanzo, parti dicendo “sì, voglio raccontare una storia così e così” oppure ti lasci guidare dalla scrittura stessa?

SB: Mi lascio guidare. L’ideale sarebbe scrivere schemi e riassunti per avere ben chiara la struttura del libro, soprattutto se si tratta di un romanzo, ma confesso la mia enorme difficoltà in tal senso. Soprattutto perchè vivo la scrittura come un’urgenza, un bisogno primario. E’ una Fame spaventosa, che non mi permette di concentrarmi sui suoi motivi, sulla strada che dovrò percorrere per placarla. Scrivo, e basta.

NI: Cosa vorresti trasmettere al lettore attraverso i tuoi scritti noir?

SB: La consapevolezza che nulla, o quasi, è ciò che sembra. Che non esiste il Bene o il Male assoluto, e che dobbiamo imparare a convivere con i nostri istinti. Conoscerli è l’unico modo per dominarli, per non superare quella linea sottile che abbiamo nel cervello, quella che divide la cosiddetta normalità dalla follia.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SB: Se non conosci il Buio, non potrai mai sapere come impedirgli di prendere spazio nella tua vita. Grazie a te.

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