Un bicchiere con: Davide Giansoldati


Davide Giansoldati è quello che si può chiamare un “guru”. In origine il termine indicava la figura di un maestro, un precettore che guida l’allievo verso un terreno a lui sconosciuto. E chi meglio di un esperto di comunicazione e un insegnante di scrittura creativa può parlarci di noir e dare consigli pratici ad autori emergenti che vogliano cimentarsi con il genere? Per noi di Noir Italiano è un piacere prendere un bicchiere con Davide.

Noir Italiano: Ciao Davide, ti ringrazio per la disponibilità. Io prendo un calice di Sassella della Valtellina, che queste giornate di sole mi fanno venir voglia di camminare in montagna. Tu?  

Davide Giansoldati: Io un Vermentino di Sardegna, rigorosamente etichetta Il Gaggio, è una lunga storia…

NI: Quali sono i punti principali sui quali si deve concentrare un autore che voglia cimentarsi con un noir?

DG: Scrivere Noir, significa calarsi nel Noir, respirare il noir, essere noir. Giorgio Gosetti il patron del Noir in Festival di Courmayer ha detto una volta. “Il noir non è un genere. È un colore, uno stato d’animo, una sensazione”.  Adoro questa definizione: il noir è un colore che pervade la scrittura stessa che lo racconta, le pagine bianche diventano nere di testo, di frasi, di tensione, di toni cupi, grigi, da “black rain”. Non c’è spazio per il rosa, non c’è spazio per il giallo o l’arancio o il bianco latte. Nel noir anche la purezza del bianco sfuma nel bianco sporco, nel grigio: lentamente si corrompe, penetra come subdola ruggine che impregna tutto. Questo è il noir: essere noir, concentrarsi sull’essere noir fino a quando non si passa dal fare noir all’essere noir in modo consapevolmente inconscio.

NI: L’errore che uno scrittore noir non deve mai fare.

DG:Chiedere scusa. Nemmeno a se stesso. Non c’è nulla da perdonarsi per una scena troppo nuda e cruda. Basta ricordarsi che non siamo quello che scriviamo.

NI: E’ meglio partire a scrivere avendo in testa l’intera vicenda oppure lasciandosi trasportare dalla scrittura stessa?

DG:credo fermamente nel potere della creatività, dell’atto creativo, della scintilla primordiale da cui nasce la storia. In quei momenti potrei anche uccidere per un foglio di carta e una penna. L’idea magica non deve essere persa, quel bagliore nella mente che con una precisione cristallina descrive la scena: quello va immortalato subito, per evitare che vada perso. Il resto è invece metodo e struttura, organizzazione e soprattutto è togliere, togliere, togliere. E’ importante anche chiedersi… dove vuoi portare il lettore? Quali emozioni vuoi fargli provare? Nel noir quelle emozioni devono aderirgli al corpo come una seconda pelle.

NI: A volte leggo dei noir molto carini, dove la trama è efficace e l’idea di fondo originale. Però i personaggi sembrano stantii oppure banali. Come deve fare un autore per caratterizzare al meglio un personaggio da noir?

DG:osserva il personaggio in bianco e nero, lascia perdere i colori tenui, le sfumature. Il protagonista è un antieroe per eccellenza, quindi,  cosa lo rende “nero”, qual è il pizzico di bianco che ha? Se ha troppo bianco togline un po’. Se non ha abbastanza nero dagliene ancora. Cupo, dannatamente cupo, buio, nel viso, nel corpo, nell’anima, all’unisono, ma… con una goccia di bianco, quella sfumatura che darà al personaggio una punta di umana compassione.

NI: In un noir la verosimiglianza è tutto. Questo significa che un autore debba conoscere a menadito l’iter procedurale e la struttura delle varie forze dell’ordine?

DG:me lo sono chiesto anch’io molte volte. Se il noir che vogliamo raccontare ruota intorno al mondo delle forze dell’ordine, entra dentro nella loro vita, nelle loro leggi, nelle loro procedure, nel loro gergo, allora sì, serve studiare tutto questo e la scrittura va a braccetto con un lungo lavoro di ricerca. Se la storia sfiora appena quel mondo, un’infarinatura più generale può bastare, o, volendo osare, potremmo creare le nostre regole, la nostra polizia militare e scoprire che non c’è limite a quello che possiamo raccontare…

NI: Quali consigli puoi dare per affrontare il panico da “pagina bianca”?

DG:Riprendo dalla chiusa della risposta precedente: non c’è limite a quello che possiamo raccontare. Prendete in mano la penna e scrivete, scrivete tutto quello che vi passa per la mente. Scrivete e basta, qualcosa ad un certo punto accadrà e ve ne accorgerete. Oppure aprite un libro, copiate le prime tre righe e poi continuate, o ancora (e questo è un mio “trucco”) prendete un cioccolatino, una caramella e gustatela con tutti i sensi chiedendovi… cos’ha di noir? Come potrebbe essere una storia noir al gusto di cannella?

NI: Parliamo di noir ma anche di hard boiled. Come deve essere strutturata una scena d’azione? Deve essere infarcita di violenza esplicita oppure sublimata?

DG:Per me è una questione di equilibrio, mi piace scrivere con uno stile essenziale, bastano poche parole che il lettore completa da solo nella propria mente, mi basta indirizzarlo, guidarlo. Non mi soffermo in particolare sull’atto violento in sé, ma sulle conseguenze, sul risultato: un martello insanguinato, un cranio tumefatto, una bambina che piange, non serve descrivere in dettaglio la violenza che ha portato a quella situazione.

NI: L’incipit è così fondamentale come si dice?

DG: Non so in quale gruppo di lettori mi possa classificare il marketing editoriale: non leggo la quarta di copertina, non leggo l’incipit, mi faccio “fregare” da un buon titolo, da una bella copertina e dalla sensazione al tatto che provo sfiorando il libro. Le prime righe, l’incipit, li scopro a casa, dopo averlo comprato. I libri che ho abbandonato si contano sulla punta delle dita, a volte sono più testardo degli stessi autori che l’hanno scritto; ciononostante, l’incipit gioca un ruolo chiave, in quelle poche prime righe l’autore mi DEVE rapire nella sua storia, DEVE impedirmi di chiudere il libro e quando, sui mezzi pubblici, alzando la testa mi accorgo che la fermata a cui dovevo scendere è passata da un pezzo, sorrido “ce l’ha fatta”, mi metto comodo e continuo a leggere.

NI: Ti ringrazio. Lasciaci con una frase noir.

DG: Grazie a te e un saluto ai tuoi lettori. Vi lascio con questa frase che mi sembra calzi a pennello “il grande romanzo della vita scorre nel noir, che racchiude tutte le passioni umane: i rancori, le gelosie, le vendette, gli amori.” è di Franca Leosini.

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2 risposte a “Un bicchiere con: Davide Giansoldati

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