Cinque minuti con: Andrea Villani


Andrea Villani, classe 1960, emiliano, è quello che si può definire un artista a 360°. Scrive romanzi, sceneggiature teatrali, articoli su testate giornalistiche e partecipa come opinionista in trasmissioni televisive. I suoi libri più neri si snodano tra le nebbie e le campagne della bassa emiliana, terra di buon vino, buona cucina ma anche di forti contrasti. Per noir Italiano è un onore averlo come ospite.

Noir Italiano: Ciao Andrea e benvenuto. Io prendo un caffè, tu?

Andrea Villani:  Doppio e senza zucchero. Con grappa a parte

NI: Cosa significa per te noir?

AV: Un modo utile attraverso il quale inventare, per potere raccontare, il vero. Del resto è difficile narrare la realtà, se non attraverso il noir, in tempi come questi. La storia d’Italia è di per sé una storia molto noir.

NI: Leggendo i tuoi libri, ho scoperto che condividiamo la consapevolezza che la “provincia” sia il terreno perfetto per il noir. Qual è il fascino che la rende così nera?

AV: Ho parlato della provincia italiana in un paio di romanzi perché mi sembra onesto riconoscere che ormai assomiglia sempre di più, nelle sue contraddizioni e in certi oscuri aspetti, alla città. La bellezza schietta della provincia di Guareschi, o di Chiara, è oggi sopravvalutata. Come mi è già capitato di scrivere “Vale la pena frugare dentro la provincia. Ma che non è più nei preti di campagna o nei contadini. La incontri negli sguardi nascosti dei baristi, e delle commesse, di via del Babuino a Roma o in via Montenapoleone a Milano.”

NI: Quello che un romanzo noir non dovrebbe mai essere…

AV: Scritto per essere tale. Per essere noir. Trovo odioso il fatto di “decidere di scrivere noir”. A me lo hanno detto gli altri che alcuni miei libri sono noir. Io scrivo storie. Perlopiù d’amore. E la morte ne fa parte.

NI: Uno scrittore noir deve essere imparziale, esponendo le vicende così come sono, oppure deve far trasparire un suo giudizio personale dalle sue pagine?

AV:  Come si fa a non fare trasparire le proprie impressioni? Non sono così bravo.

NI: La tua musica per scrivere?

AV: Un tempo Paolo Conte. Poi mi sono accorto che “mi entrava” troppo . Preferisco il silenzio quando è possibile. La musica è già dentro. Ce la siamo portati dietro da quella volta in cui senza saperlo, ascoltando quella musica, stavamo già scrivendo. Scrivere non è solo l’atto della scrittura. C’è tutto un percorso. Anche inconscio.

NI: Quando scrivi un romanzo lo fai in pochi giorni, come in una trance creativa, oppure è un processo lento e logico?

AV: Credo di averti già risposto.

NI: Cosa fai quando sei “a caccia d’idee”?

AV: In realtà cerco di sfuggirle. L’importante è viverle le idee. Anche scappando da esse. Detesto la schiera dei “salgariani dell’esistere” che scrivono di tormenti e maledizioni bevendo tisane nei loro tinelli. La letteratura va esperita. Per questo amo i viaggiatori e detesto i turisti.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

AV:  Nessuno ti regala mai nulla. Neppure le frasi. Tanto meno noir.

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