Un mirto con: La Ponga Edizioni


Nata nel 2011, La Ponga Edizioni è una casa editrice giovane ma con le idee chiare. Obiettivo dichiarato è far emergere giovani talenti della scrittura nazionale. Nessun contributo, niente clausole “furbette” ma solo la passione per ciò che si fa e l’audacia, che di solito viene aiutata dalla fortuna.Ho intervistato Valerio Villa, colui che, insieme a Marcello Nicolini, sta dietro alla Ponga e a ciò che le ruota attorno, per parlare di noir e di autori emergenti.

Noir Italiano: Visto che l’ultima volta abbiamo brindato con un mirto, io mi mantengo fedele alle cose buone, tu?

Valerio Villa: Ti seguo ben volentieri. Mirto sia.

NI: Come nasce l’idea di creare una casa editrice?

VV: Passione. I libri sono da sempre fedeli compagni, il problema è che in questi ultimi anni, a causa di un continuo appiattimento del panorama editoriale in Italia, cose belle da leggere se ne trovano davvero poche. Va da sé che cercando all’estero si trova sempre qualcosa di qualità, ma non mi va giù. Perché non valorizzare quello che abbiamo? Quindi la mia volontà è quella di aiutare, seppur nel mio piccolo, quegli scrittori che, se lasciati da soli, non potrebbero mai vedere le loro fatiche premiate. O peggio ancora venire abbindolati da case editrici il cui solo scopo è il lucro.

NI: Quali sono le caratteristiche di un noir che merita di venir pubblicato?

VV: Una su tutte, che vale per qualsiasi libro: il lettore devo voler continuare la lettura. Ogni volta che chiude il libro per fare altro, il pensiero deve essere :” chissà cosa accadrà nelle prossime pagine”. La prima cosa che considero in un libro è quanto “mi prende”. Se mi inviano un inedito, può anche avere problemi di impaginazione o lievi imperfezioni sintattiche, ma se la storia prende allora si pubblica.

NI: Noir italiano o straniero?

VV:  Sono cresciuto leggendo i classici stranieri, anche perché quelli venivano proposti nelle librerie. Ma da lettore più maturo, oggi leggo prevalentemente autori italiani. Il conoscere di persona i luoghi in cui sono ambientati, aiuta di sicuro a immergerti nel romanzo. E perché devi conoscere il mercato in cui ti vuoi infilare, no?

NI: Ti colpisce di più l’ambientazione, la trama o lo stile con cui è scritto il romanzo?

VV: Sono un amante delle trame complesse. Amo restare spiazzato dalla storia, dai personaggi di cui pensi di poterti fidare ma che poi tradiscono, e torniamo sempre al solito, devo essere trascinato dalla lettura, e senza un’ottima trama non ci sono stili, ambientazioni o copertine carine che tengano.

NI: Ci sono molte CE che pubblicano polizieschi e noir. In cosa vorresti differenziarti?

VV: Assodato che li voglio con una trama con i contro fiocchi, sarà fondamentale un’ambientazione interamente italiana. Quindi la precedenza sarà data ad autori che scrivono del bel paese con personaggi che escono dagli schemi classici del giallo-noir.

NI: Cosa deve fare un autore per proporre un manoscritto noir alla vostra attenzione?

VV:  L’importante, più che lo stile o la sintassi (ma vi prego, l’italiano è una bella lingua, usatela bene), è l’atteggiamento con cui ci si pone. Già dalla sinossi o dalla presentazione dell’opera, si capisce con che genere di autore si avrà a che fare. Ricordatevi che la prima cosa che gli editori leggono, non è il romanzo, ma la vostra mail. Per il resto basta seguire le informazioni sul sito.

NI: Scerbanenco diceva che un autore deve scrivere di ciò che conosce. Sei d’accordo?

VV: Se Camilleri scrivesse di cose che non conosce sarebbe così prolifico? Se Grisham scrive così bene  suoi legal thriller sarà forse dovuto ai suoi studi in legge? Come non dar ragione a Scerbanenco. Scrivere di ciò che si conosce non solo aiuta a essere più credibili, ma permette di perdere meno tempo in tediose ricerche e a focalizzare la mente solo sulla scrittura. Che se non sbaglio è quello che deve fare uno scrittore.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

VV: L’omicidio è un’abitudine.

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