Un bicchiere con: Sabrina Minetti


Sabrina Minetti, classe 1965, milanese. Laureata in Scienze del Lavoro e insegnante, svolge da un lato attività impegnate nel sociale e dall’altro è articolista per varie riviste web come Mondorosashokking e Tornogiovedì. Di genere noir è stato il suo primo racconto mai pubblicato e ora è alle prese con una serie d’ambientazione poliziesca. La prima scrittrice che passa da queste parti: conosciamola insieme.

Noir Italiano: Ciao Sabrina e benvenuta. Sono felice d’intervistare un donna autrice, finalmente. Io prendo un calice di Vermentino, dato che questo sole mi fa venire nostalgia della Sardegna, tu?

Sabrina Minetti: Felice di essere la prima donna intervistata qui sul tuo blog. Io un bicchiere di Teroldego, grazie, che mi ricorda le mie montagne, in Trentino.

NI: Cominciamo: cosa significa per te noir?

SM: le prime cose che mi vengono in mente pensando al noir sono: Marlowe, bianco e nero, bellissime donne scintillanti, un noir d’altri tempi. Il noir è prima di tutto atmosfera. Poi è anche un modo di raccontare la gente e la società.

NI:Il tuo luogo preferito per scrivere.

SM:  scrivo nel mio piccolo studio, circondata dal disordine, con una tazza di caffè all’americana. E anche nel bel mezzo della casa, con il telefono che suona, la TV accesa, le pentole sui fornelli. Ma sogno di avere una piccola stanza sui tetti, con grandi vetrate sulla città.

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir?

SM:  ho un progetto di noir poliziesco ambientato a Milano. E  un altro, un thriller,  in cui l’azione si muove fra Milano e la Val Tidone. Tutti i luoghi possono essere noir. E’ lo sguardo di chi racconta, e quindi di chi legge,  a renderli tali.

NI: Pensi noir e pensi detective privati, commissari di polizia, assassini e quindi lettore maschile. Un noir può anche essere rivolto a un pubblico femminile?

SM:  Sicuramente il noir piace anche alle donne. Ultimamente, poi, ci sono molte donne che scrivono noir. Tre esempi che mi piacciono molto: Alicia Giménez – Bartlett, con la sua fantastica ed energica ispettrice Pedra Delicado, Gabriella Genisi, con la sua commissaria Lolita Lobosco, “sexy suo malgrado”, e Teresa Solana, che ha per protagonisti due divertentissimi fratelli investigatori privati.

NI: Il tuo delitto perfetto.

SM: mi piacciono le storie di rapine in grande stile, in cui è all’opera una “squadra” criminale, e senza spargimenti di sangue, ma per il delitto ci vuole una vittima, quindi dico: il delitto con un colpevole da colpo di scena.

NI: Hai lavorato nel campo del lavoro e dell’immigrazione. Queste due realtà mi sembrano oggi più che mai ambientazioni perfette per un noir.

SM: infatti è così. Il mio primo romanzo poliziesco, che sto scrivendo, ha molto a che fare con questi temi. Soprattutto con l’immigrazione. Non posso dire di più.

NI: Quando scrivi un poliziesco parti con già le idee chiare sulla vicenda oppure lasci che sia il tuo personaggio ad accompagnarti nella soluzione dell’indagine?

SM:  Il finale è la parte di un romanzo o di un racconto che scrivo per prima, che si tratti di storie noir o meno. Ho chiara la storia nel suo complesso. Ma fra l’incipit e la parola fine succedono un sacco di cose che non dipendono dalla mia volontà, ma da quella dei personaggi.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir.

SM:  Grazie a te e ai tuo lettori. La frase potrebbe essere: “Per vedere una cosa bisogna guardarne un’altra”. Viene da un libro che è tutto fuorché noir (Strade blu, di William Least Heat-Moon), ma la trovo molto azzeccata, come modo di porsi per cercare di capire la vita. E per cercare i colpevoli, in senso molto ampio. Dunque per essere noir.

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