Un caffè con: Massimo jr D’Auria


Classe 1989, Massimo Junior D’Auria è un autore di racconti dalle tinte nere. Oltre a curare il suo blog personale, nel quale da visibilità gratuita ad autori emergenti, ha pubblicato racconti e antologie. Tra queste ricordiamo “La vita degli altri” e “Nero n°9”. Dotato di uno stile limpido e coinvolgente, ci sediamo con lui per bere un buon caffè e parlare di noir.

Noir Italiano: Ciao Massimo, benvenuto. Visto che sei napoletano, io prendo un buon caffè, tu?

Massimo JR D’Auria:  Ciao Omar, grazie per il benvenuto e per lo spazio. Il caffè lo prendo, però se di orzo è meglio, sono un napoletano po’ atipico, forse.

Noir italiano: Cosa significa per te scrivere un noir?

MDA: Premetto che non considero i miei racconti propriamente noir, perché può capitare che ci sia qualche elemento fantastico, un punto di vista o uno svolgimento non canonico. Queste creature spurie però mi permettono di mostrare al lettore il disagio che potrebbe essere motore di azioni estreme da parte di chiunque, anche da parte del tranquillo vicino di casa. Significa mostrare il nero della vita, l’ombra soffocante che può attanagliare un uomo giorno dopo giorno. Senza addolcimenti, senza limitazioni.

NI: Tre regole per un buon racconto nero…

MDA:

  • Coerenza, anche se si tratta di un racconto con qualche elemento fantastico, la coerenza è importante, se ne deve tener sempre conto per dare credibilità alla storia e non renderla nel ridicolo.
  • Costruzione dettagliata dei personaggi, questa si lega in parte con il primo punto, bisogna definire bene i personaggi, in modo che sembrino vivere una vita propria, con le proprie passioni ed emozioni, non condizionate dall’autore, costruire personaggi credibili è sicuramente complesso, ma chiunque voglia cimentarsi con qualsiasi tipo di scrittura deve superare questo scoglio, deve anche curiosare nei personaggi, cercando di capire quali sono le vere motivazioni che li portano a compiere determinate azioni.
  • Una bella idea o presunta tale, quella ci vuole sempre, bisogna sempre provare a non essere banali, qualche volta ci si riesce, qualche altra no. L’importante è continuare a provarci.

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir…

MDA: Non c’è un luogo migliore in assoluto, dipende dall’autore. Ma credo che sia condizione necessaria che l’autore debba conoscerlo. Vedo molti racconti che sono ambientati all’estero senza alcuna cognizione, senza una minima conoscenza dei luoghi e delle abitudini che si vanno a descrivere. E così ti trovi il Bill di Atlanta che sembra il Ciro di Frattamaggiore. Insomma l’autore deve conoscere bene ciò che scrive.

NI: Come nascono le tue storie?

MDA: Le mie storie di solito possono nascere da una notizia di cronaca, un articolo letto su un blog o un frase sentita da qualcuno durante la giornata. A quel punto nella testa mi si fissa un’immagine o un frase, quasi dei flash indistinti che poi provo a rielaborare. Non scrivo però scalette o altro. Se l’idea mi piace, mi metto al pc e aspetto che la storia faccia il suo corso.

NI: Perché un autore dovrebbe cimentarsi con un racconto o un’antologia di racconti noir?

MDA: Credo che dipenda dalle attitudini dell’autore ed anche dalle sue letture. Non considero un genere migliore di un altro, come scribacchino e soprattutto lettore posso preferire un genere piuttosto che un altro, ma non potrei mai dire: scrivi racconti noir perché è un genere impegnato che ti porta a riflettere o cose del genere( per quanto possano essere intrise di motivazioni letterarie). Come ben sappiamo l’immondizia letteraria si trova in tutti i generi, è trasversalmente democratica. Quindi credo che ognuno debba scrivere ciò che sente nelle sue corde. Concedendosi ogni tanto qualche esperimento.

NI: La tua musica per scrivere noir?

MDA: Anche in questo sono un po’ atipico, non ascolto musica durante la scrittura. So che moltissimi lo fanno, ma ho una soglia d’attenzione molto bassa, quindi scrivo con la porta chiusa, nel più assoluto silenzio. Altrimenti la concentrazione non arriva e non riesco a scrivere più di due righe claudicanti. Quindi le distrazioni anche se piacevoli come la musica, non sono ammesse durante le mie sessioni di scrittura.

NI:Come mai hai scelto di cimentarti con il noir e le sue derivazioni?

MDA: Non c’è un motivo ben preciso, la prima volta che scrissi un racconto nero fu per un concorso letterario, ricordo che non essendo sicuro del risultato usai uno pseudonimo, mi andò bene e il racconto fu inserito in un’antologia. Da allora pian piano la passione per questo tipo di storie è cresciuta. Sicuramente non scriverò sempre e solo racconti che possano ascriversi a questo genere, però per il momento l’elemento nero è intriso nella mia scrittura e credo sarà difficile eliminarlo.

NI: Esiste un limite oltre il quale il noir non deve andare o tutto è concesso all’audacia dell’autore?

MDA: No, non credo ci sia un limite determinato oltre il quale non andare. Odio le limitazioni e i paletti, quindi che l’unico limite debba essere la creatività dell’autore. A volte bisogna essere spietati nello scrivere, soprattutto con questo tipo di racconti. Secondo me, un freno non può che essere deleterio per un autore. Una questione che però non deve mai essere accantonata, come ho detto sopra, è la coerenza della storia.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

MDA: Grazie a te, saluto tutti i lettori del tuo sito internet! Per quanto riguarda la frase, mi cogli impreparato, ma direi che questa potrebbe andar bene:

 “I personaggi muoiono, le ambientazioni sfumano e le storie cambiano, ma il nero è sempre lì in attesa.”

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Una risposta a “Un caffè con: Massimo jr D’Auria

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