La lezione di Macchiavelli_Parte 1


I primi anni settanta sono caratterizzati da un movimento di rifiuto verso i canoni classici, visti come simbolo di una mentalità retrograda e borghese. E’ il periodo della contestazione studentesca, che infiamma le strade e le università d’Europa. Anni di stravolgimenti socioculturali, della rivoluzione del femminismo e della cosiddetta “fantasia al potere”. Anche il noir subisce l’influsso di questa ondata e due sono gli autori che sono riusciti a tradurre in testo le aspettative della società di quegli anni: Jean Patrick Manchette in Francia e Loriano Macchiavelli in Italia.

Il primo, considerato come il rivoluzionario del roman polar francese, applica alla scrittura un piglio jazzistico. Manchette infatti è un sassofonista jazz, del genere be-bop, e traduce in lettere quello che di solito è notazione musicale. Intrecci che si dipanano velocemente, inframezzati da capitoli lenti, per poi ripartire con accelerazioni violente (solitamente scontri a fuoco). Iniziata con “Il caso N’Gustro” del 1971, la rivoluzione di Manchette si compirà con la sua seconda opera. “Nada” (1972), la storia di un commando anarchico che rapisce l’ambasciatore americano a Parigi, è un susseguirsi di dialoghi intensi e scontri a fuoco violenti, in uno stile saltellate che potrebbe essere definito come “noir-boiled”.

Contemporaneo e quasi coetaneo di Manchette, l’emiliano Macchiavelli è un autore di testi teatrali d’avanguardia con un passato da attore. L’autore nasce a Vergato nel 1934, trasferendosi in città per occuparsi di teatro.

Esordisce con il romanzo “le piste dell’attentato”, nel quale fa la sua comparsa uno dei più longevi personaggi del noir italiano: Sarti Antonio. Sergente di polizia in forza alla questura di Bologna, età indefinita, amante morboso del caffè, afflitto da colite cronica di origine nervosa per colpa dell’ispettore capo Raimondi Cesare, Sarti Antonio è un personaggio rivoluzionario. Un questurino imbranato, incapace e con scarso acume ma capace di portare avanti le proprie indagini con onestà e caparbietà. Il sergente si muove per la rossa Bologna d’inizio anni ’70, la grassa e dotta città presa come simbolo di buon governo. In quegli anni infatti Bologna è una città modello per comportamento civile, integrazione, amministrazione comunale (i mezzi pubblici sono gratuiti, per esempio). La sfida di Macchiavelli, ampiamente vinta, è stata quella di osare andare contro l’immagine di una città perfetta, mostrandone i lati oscuri. La contestazione studentesca, il sottobosco criminale, le furbizie e la corruzione nell’amministrazione pubblica, la collusione tra imprenditoria, politica e criminalità organizzata. Macchiavelli ricevette non poche critiche dall’ambiente bolognese, che lo riteneva colpevole di aver infangato il buon nome di una città perbene (titolo che l’autore tra l’altro utilizzerà per un suo romanzo).

Ambientazione nera e descrizione delle peculiarità noir di una città. In questo Macchiavelli può essere considerato l’erede di Giorgio Scerbanenco.

Se l’argomento t’interessa, allora dai un’occhiata a:

La lezione di Macchiavelli (parte 2)

Recensione de “Fiori alla memoria”

Recensione de “Passato, presente e chissà”

Recensione de “I sotterranei di Bologna”

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