Una birra con Paolo Franchini


Paolo Franchini, classe 1970, nasce e vive a Varese. Si definisce un autore pallido di vicende a tinte forti. Scrittore poliedrico e febbrile, si contraddistingue per la poliedricità. E’ il curatore del sito Varese Noir, pubblica articoli su quotidiani e blog, promuove la cultura del noir attraverso programmi radiofonici, cene e presentazioni letterarie. Il suo ultimo lavoro nero è “Soprattutto la notte”, edito da Acar Edizioni. Un noir sulla scomparsa di una stella del ciclismo varesino.  Sediamoci al tavolo insieme per conoscerlo meglio.

Noir Italiano: Ciao Paolo, benvenuto. Io prendo una birra weiss bella ghiacciata, tu?

Paolo Franchini: Un Carnera. Sanbitter e succo di pera. Fa poco scrittore maledetto, lo so, ma il mio medico è stato categorico. E poi, con una fettina di arancia, non fa così schifo come sembra. Sono uno che si accontenta di poco, d’altronde.

NI: Cosa significa per te “noir?”

PF: Disagio. È un genere che deve spingere il lettore a ragionare, a fare i conti con la propria coscienza. Ci deve mostrare le ombre più lunghe, quelle che ci circondano o che – addirittura – qualcuno si porta dentro. A mio avviso, comunque, sono davvero pochi i noir che si possono fregiare a ragione di questa “etichetta”.

NI: Il tuo delitto perfetto…

PF: Trovo che qualunque delitto sia tanto perfetto quanto banale. La cronaca ce lo dimostra ogni giorno ed è sufficiente sfogliare i quotidiani o accendere la tivù per rendersene conto. E poi, parlando da lettore e da scrittore, conta sul serio che il colpevole la faccia franca? E, allo stesso modo, conta sul serio che la giustizia trionfi?

NI: Il luogo migliore per ambientare un noir…

PF: Quello che si conosce meglio, a mio avviso. Può essere un paesino sperduto e sconosciuto oppure l’appartamento di un nostro amico, due strade dietro casa nostra. Serve esserci stati sul serio, però. Conta poco se poi il paese prende un nome di fantasia o sul campanello scriviamo un nome che non è quello vero… È solo per dire che, per come la vedo io, sono i dettagli a fare la differenza, soprattutto nelle storie cattive. Quindi, è necessario aver visto, toccato, sentito, annusato. Perché chi legge va trascinato nella vicenda per i capelli, non solo accompagnato per mano.

NI: Come nascono le tue storie?

PF: Per caso, quasi sempre. Quando scrivo, d’altronde, non sono uno che riesce a pianificare granché. A volte, basta una frase sentita per strada o al supermercato a suggerirmi qualcosa. Questa “cosa”, poi, prende a “germogliare” per conto proprio. Non ho ancora capito come accade, ma sto forse iniziando a capire quando: nell’ultimo periodo, mentre lavo i piatti o faccio la doccia. È un po’ strano, ma è così. Anzi, ti rivelo che sto valutando seriamente di mettermi a lavare i piatti sotto la doccia: potrebbe rivelarsi un mix vincente, perché no? Un mix da bestseller. L’unico problema è trovare un sapone che vada bene per entrambe le cose.

NI: Computer o penna e Moleskine?

PF: Prima biro e carta e poi computer. Mi piace molto scrivere a mano, lo ammetto. I gesti che sono capaci di spandere inchiostro si fanno sempre più rari ed è un peccato. Chi spunta la lista della spesa sul palmare, per essere chiaro, andrebbe investito col carrello. E senza pietà.

NI: La tua musica per scrivere noir?

PF: Dipende dal passaggio in cui mi trovo coinvolto. Si corre? Si piange? Si pensa? Si uccide? Sono i personaggi e le loro azioni a dirmi quale CD infilare nello stereo. Ad esempio, proprio ieri notte sono passato da Elvis a Tom Waits senza neppure rendermene conto.

NI: Quali devono essere, secondo te, le caratteristiche di uno scrittore noir?

PF: Deve essere curioso e spietato. Deve avere voglia di sporcarsi le mani e l’anima. E poi, ovviamente, deve saper scrivere come si deve. È per questo motivo che, poco fa, ho detto che sono davvero pochi i veri romanzi noir in circolazione.

NI: Il consiglio che dai a un autore che si avvicina alla scrittura noir.

PF: È quello che mi permetto di dare sempre a tutti quelli che mi rivelano di scrivere o di voler iniziare a scrivere: leggi e rileggi, tanto e sempre. E libri e non solo, intendo. Quello che scrivono gli altri e quello che scrivi tu stesso. Di nuovo, quindi, sii curioso e spietato. In questo caso, soprattutto con il tuo lavoro.

NI: Ti ringrazio. Regalaci una frase noir…

PF: Ricambio il grazie e ti saluto con la frase che mi trovo a dire ogni tanto: “Perché una storiaccia viva come si deve, qualcuno deve pur morire. Non è colpa mia.”

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2 risposte a “Una birra con Paolo Franchini

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