Scerbanenco Calibro 9_Parte 3


Milano Calibro 9 è un’antologia di ventidue racconti nerissimi sulla metropoli lombarda degli anni ’60. uno spaccato di una città in trasformazione, in balia di assassini, prostitute e arruffoni della nuova ora. Sono gli anni in cui la “ligera”, la vecchia mala milanese, sta perdendo il controllo del territorio, per venir soppiantata dalla nuova criminalità organizzata.

Il primo racconto, “Milano Calibro 9” appunto, racconta di due killer americani che giungono a Milano per uccidere un esponente della mala. I due sequestrano due ragazze, obbligandole a collaborare. La vicenda è cruda e dura, descritta nei minimi particolari dal punto di vista di una ragazza romagnola che fa da guida ai due killer e finisce per divenirne la complice. La descrizione della morte del malavitoso, al quale vengono scaricate in faccia due pistole calibro 9, è raccapricciante e colorita.

Gli altri racconti narrano storie di disperazione, fame, malavita, vendetta e morte. Una delle caratteristiche che rende unica la scrittura di Scerbanenco è il fatto che scriva in un’epoca in cui non esisteva il politically-correct. Nei testi dell’autore i neri sono “negri”, gli omosessuali sono “anormali e invertiti”, i disabili sono “handicappati e mongoloidi”, i giovani non sono sbandati bensì “farabutti e disgraziati”. Questa vivacità di linguaggio, così dura, cattiva e scorretta rende gli scritti di Scerbanenco unici e irripetibili.

Il regista Fernando di Leo prese spunto dal primo racconto per scrivere la sceneggiatura di uno dei più importanti film poliziotteschi italiani: Milano Calibro 9, del 1972.

Il registra attinse a piene mani dall’antologia di Scerbanenco. Infatti la scena iniziale, quella dello scambio dei pacchi che parte da piazza Duomo fino alla Stazione Centrale, è ispirata al racconto “Stazione centrale ammazzare subito”, sempre racchiuso nell’antologia. Nel racconto si narra di uno scambio di valige colme di diamanti, che avviene alla luce del sole, in un bar della stazione centrale di Milano, nei minuti successivi l’arrivo di un treno da Ginevra. L’organizzazione provvederà a eliminare i due corrieri, il milanese e il ginevrino, con delle valigie imbottite di tritolo.

La figura del protagonista del film, Ugo Piazza, è ispirata ai racconti “Vietato essere felici” e “La vendetta è il miglior perdono”. La pellicola si avvale di un cast folto e di qualità: Gaston Moschin, Mario Adorf, Barbara Bouchet e Philippe Leroy. La colonna sonora, scritta e suonata da un gruppo progressive, gli “Osanna”, è ancora carica di fascino e della giusta dose di cattiveria.

Dall’uscita del film in poi la frase “Milano Calibro 9” è utilizzata per indicare l’epoca nera della metropoli, gli anni ’60 che videro l’avvento delle bande criminali come quella di Turatello e Vallanzasca, delle rapine eclatanti come quella di Via Osoppo, degli omicidi in strada e delle mani della criminalità organizzata che sia allungano sui traffici illeciti della città.

Nel video che segue vi propongo la sequenza iniziale del film.

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