Passato, presente e chissa’


Autore: Loriano Macchiavelli

Tipologia: Noir

Luogo: Bologna

Filo conduttore: Indagine su due fronti

Ambientazione: Il Pilastro, quartiere a rischio

Protagonista: Sergente di Polizia

Narrazione: Un narratore esterno presente alla scena

Cosa impari dopo averlo letto: Che esisteva un tempo in cui gli extracomunitari eravamo noi

Giudizio nero: Amaro Noir (Guida ai giudizi)

Di Macchiavelli, considerato uno dei fondatori del noir italiano, ho letto tutto quello che riguarda la figura di Sarti Antonio. Questo romanzo l’ho trovato differente. Da un lato si ritrovano i canoni tipici che hanno reso famoso il questurino più imbranato d’Italia. Ci sono i troppi caffè, la colite di chiara origine nervosa, gli amori occasionali, le notti insonni, le bestemmie a mezza bocca. C’è Rosas, extraparlamentare brutto come la fame ma arguto come un Poirot emiliano. C’è Raimondi Cesare, l’inetto ispettore capo capace solo di accollarsi meriti altrui. E c’è lui, naturalmente, Sarti Antonio. Dall’altra parte questo romanzo è una malinconica raffigurazione di una realtà bolognese degli anni’70: il quartiere ghetto del Pilastro. Un quartiere ai bordi della campagna, nato dall’immigrazione dal sud Italia, ghetto di gente perbene e di delinquenti occasionali e non. Un ritratto di una realtà difficile, fatta di emarginazione e di pregiudizi. Quartieri così come il Pilastro ne sono nati in ogni città (in Brianza erano formati da meridionali e veneti).

La vicenda prende spunto dal furto di tre antichissime monete, sottratte dal museo civico di Bologna, proprio sotto il naso di Sarti Antonio. Questi, per punizione, viene spedito a pattugliare le notti insonni del Pilastro. Qui conosce Claus, ragazzino con amicizie sbagliate. Sarti Antonio cerca in tutti i modi di togliere Claus dalla strada e ci riesce, nonostante la difficoltà di relazione tra questurini e gente del Pilastro. Fino a che Claus non viene ritrovato ucciso con un colpo di carabina.

La vicenda si dipana lentamente e Sarti Antonio è più umano che mai. Un uomo dalle mille debolezze, un idealista ma anche un eterno perdente. Un amara visione d’insieme della realtà dell’emarginazione e dell’oblio, dello stereotipo del meridionale ladro e arraffone (dopo saranno subentrati glie xtracomunitari ma questa è un’altra storia). Un noir malinconico, triste, che manda al lettore un manda un segnale ben preciso:

E’ stata una sola persona a uccidere Claus oppure è stata la società a farlo?

Macchiavelli regala lo spunto riflessivo, la risposta alla domanda è compito del lettore.

Perchè leggerlo: Per comprendere l’umana singolarità di Antonio Sarti, sergente

Perchè non leggerlo: Perché non è scanzonato come gli altri noir di Macchiavelli

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Voglio un caffè fatto come si deve

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