Sarti Antonio: un diavolo per capello


Autore: Loriano Macchiavelli

Tipologia: Noir

Luogo: Bologna – Appeninno emiliano

Filo conduttore: Indagine sulla rapina a una banca

Ambientazione: L’Italia non così ingenua di fine anni ’70

Protagonista: Sergente di Polizia

Narrazione: Un narratore esterno presente alla scena

Cosa impari dopo averlo letto: Che scrivere buoni noir è un’alchimia

Giudizio nero: Oui, je suis Maigret

I dieci giorni di convalescenza forzata (seguito incidente in bici) mi hanno obbligato a leggere un sacco di romanzi, per riuscire a far passare il tempo. Questa è la prima di tante recensioni nate in quei lunghissimi giorni. Di Sarti Antonio e del suo autore, Loriano Macchiavelli, ho detto tutto e tanto. Ho scritto una biografia essenziale, recensito parecchi romanzi, redatto addirittura un contributo a quattro mani con Loriano stesso. Quindi sarebbe difficile aggiungere altro a quanto già detto.

Sarti Antonio questa volta va in trasferta. Da Bologna si sposta a Loiano, sull’appennino, dove si deve occupare del furto di gioielli all’interno di una banca. Ne combinerà, come sempre, di tutti i colori, senza beccarci mai. Arresterà il direttore di banca, durante la processione della Madonna di San Luca lungo le vie di Bologna. Lo farà in maniera plateale, davanti alle telecamere, tanto da far salire l’audience e diventare attore principale di uno sceneggiato (allora si chiamavano ancora così) su di lui. Peccato che il direttore sia innocente e tutto ruoti attorno all’asse Elisabette (moglie del direttore) – Federico Sanguinetti (carabiniere dall’animo nobile) – Stefano (venditore di enciclopedie). In più c’è un morto, crivellato di colpi in una grotta.

Il romanzo è breve (un centinaio di pagine), di quelli che amo. Breve, intenso, da leggere in un pomeriggio. La storia fila come sempre, secondo un canovaccio che Macchiavelli ha reso perfetto. Sarti Antonio le prende (in senso lato) sia dall’ispettore capo Raimondi Cesare che da Rosas, senza mai beccarci. La sua testardaggine lo porterà comunque a risolvere l’inganno, che si rivelerà davvero ingarbugliato. Tanto che il lettore dubito riuscirà ad arrivarci prima del nostro sergente.

Perchè leggerlo:  Per l’umana singolarità di Antonio Sarti, sergente

Perchè non leggerlo: Se non vi piacciono i romanzi brevi

Cos’ho pensato quando l’ho finito: Che casino impestato!

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